Voglio sentirmi il benvenuto in ogni città del mondo

E per questo – secondo Simon Darcy, docente all’Università di Sydney, in Australia e persona con disabilità che studia come il turismo accessibile possa diventare un valore attivo sul mercato – servirebbe un lavoro di squadra tra pubblico, privato e non profit, che per ogni Paese fornisse informazioni dettagliate, sistematiche e dinamiche. «Anche per non trascorrere tutta una vacanza – annota ironicamente – dentro all’albergo accessibile!»

Simon Darcy a Sydney

“Turista nella mia città”: il professor Simon Darcy a Sydney

Pochi siti ufficiali di riferimento che contengano tutte le informazioni utili di una determinata zona e che eventualmente rimandino ad altri siti con ulteriori informazioni. Rete, raccolta e sistematizzazione delle informazioni: sono queste le parole chiave per un turismo accessibile ottimizzato, nella visione del professore australiano Simon Darcy.
Darcy trascorrerà il mese di luglio in Italia, tra Milano, Siena e Roma. Il 9 luglio sarà impegnato nel capoluogo lombardo, ospite sia del Forum dell’Università degli Studi Milano Bicocca, a discutere dei servizi eccezionali richiesti dagli utenti con disabilità (Exceptional Customer Service for People with Disability) e all’Istituto Neurologico Besta a parlare dello sviluppo della comunità inclusiva e di quello della Rete Europea per il Turismo Accessibile (ENATEuropean Network for Accessible Tourism), presentando una serie di dati raccolti. Darcy è stato inoltre invitato a partecipare alla decima Conferenza Internazionale ISTR (International Society for Third Sector Research), curata dal 10 al 13 luglio a Siena dalla Fondazione Fortes.
In effetti la sua specializzazione accademica è legata alla misurazione dell’impatto sociale delle organizzazioni del Terzo Settore, al di là dei riferimenti economici, tenendo conto degli effetti ambientali e del capitale sociale che producono. Ad esempio, durante la conferenza senese presenterà i risultati di uno studio effettuato in Australia, da cui risulta che un aspetto fondamentale di molte organizzazioni del Terzo Settore locale è la loro capacità di includere le diversità, siano esse relative alla disabilità, alle etnie religiose o al rapporto con gli indigeni.

Darcy è anche una persona con disabilità, che fa uso di una carrozzina, ed è quindi per motivi personali che nei suoi studi l’attenzione è andata spesso agli aspetti legati al tema della disabilità. In particolare, in collaborazione con il settore pubblico, sta attualmente svolgendo una serie di studi legati al turismo accessibile, per capire in quale modo esso possa essere sfruttato al meglio, come valore attivo nel mercato. Ecco cosa ci racconta: «Ogni volta che visito un nuovo Paese, il primo scoglio sta nella raccolta delle informazioni. Magari i luoghi che visiterò sono completamente accessibili, e magari l’albergo in cui prenoterò avrà una doccia larga abbastanza per accogliere la carrozzina, ma come faccio a saperlo con certezza? La risposta è: la maggior parte delle volte riesco a trovare le mie risposte dopo ore e ore trascorse a fare ricerca su internet e a “raccogliere pezzi” dalle informazioni che mi forniscono – dove esistono – agenzie turistiche specializzate o con un settore specializzato».
L’aspetto più interessante del discorso di Darcy è che egli imposta tutto dal punto di vista delle dinamiche del mercato. «Secondo me – continua infatti – il mercato potrebbe beneficiare molto di più del turismo delle persone con disabilità nel momento in cui si mostra loro in grado di fornire informazioni sistematizzate, inserite normalmente in quelle ufficiali».

Può spiegarci più in dettaglio la sua idea?
«Partiamo dall’organizzazione del mio viaggio in Italia. Ammetto che ho faticato a trovare tutte le informazioni sugli alberghi di cui avevo bisogno e per capire quali tra questi avessero una doccia di dimensioni sufficienti perché io ci potessi entrare con la sedia a rotelle. Se esistesse un unico sito di riferimento, con tutte le informazioni dettagliate, sarebbe stato tutto più veloce. L’avrei visitato e al suo interno avrei scovato tutto quello di cui ho bisogno».

Ma questo sito chi dovrebbe offrirlo? Il Governo di un Paese? Le associazioni?
«Dovrebbe essere il frutto di un lavoro di squadra. Il settore pubblico insieme alle associazioni e all’industria privata del turismo. È nell’interesse di tutti».

Che informazioni dovrebbe contenere?
«Nella mia ricerca ne ho messo a fuoco almeno una ventina. Si va dagli aspetti legati all’alloggio e alla mobilità, ad altri legati alla visita del luoghi più turistici e quelli invece più caratteristici, ma meno turistici di una determinata zona, ai luoghi di ristoro e a quelli di svago. Voglio sapere dove posso noleggiare attrezzatura e ausili, se non me li porto dietro. Il tutto con una prezzistica: cos’è a basso costo, cosa costa molto. Senza dimenticare tutta la parte iniziale, quella che dall’aeroporto permette al turista di raggiungere la sua meta. Insomma, vorrei poter scegliere un luogo – ad esempio Roma – individuare il sito web di riferimento per la città e lì trovare informazioni su dove dormire, quali sono i luoghi più interessanti da visitare e che caratteristiche di accessibilità hanno, quali sono i ristoranti più buoni e tipici che conoscono solo i veri romani e se ci sono scale al loro ingresso o se i loro bagni sono accessibili. Voglio sapere quali sono gli eventi sociali più importanti del mese durante il quale ho organizzato la vacanza, come posso raggiungerli e che tipo di barriere potrei incontrare.

Simon Darcy in barca

Simon Darcy sul suo natante

Quello che voglio dire è che ci sono siti o Informahandicap in grado di fornirmi informazioni sull’alloggio – anche se non sempre sono in grado di aiutarmi nel dettaglio – ma io, come la maggior parte degli altri turisti e quindi anche dei turisti con disabilità, non ho in mente di trascorrere la vacanza in albergo. E magari siccome a Roma non ci sono mai stato prima, non so bene quali sono le cose da non perdere e come fare per goderne appieno tenendo conto del mio stato fisico. Per questo prima dicevo che un sito del genere può solo essere frutto di un lavoro di squadra. È il risultato dell’incontro di competenze diverse».

Ci sono esempi di siti che la soddisfano?
«Sì. Cominciamo con l’Australia, dove “gioco in casa”. Se qualcuno dei vostri Lettori italiani con disabilità vuole venire a visitare le bellezze di Sydney, si segni il sito Sydney for All, dove oserei dire che potrà trovare quasi tutto ciò che cerca. Anche le cose da fare. Sempre per Sydney, poi, vorrei dare il link di un altro sito, che fornisce informazioni più specifiche, ma in estremo dettaglio. Prendiamo ad esempio la questione degli alberghi. Provate a cliccare qui. Ebbene, io dico che se ogni albergo nel suo sito pubblicasse questa scheda compilata, mi eviterebbe un sacco di telefonate e di faticose verifiche. Mi sembra abbastanza completa, che ne dite?».

Fuori dall’Australia quali altre città l’hanno accolta in modo soddisfacente?
«“In modo soddisfacente”, dice bene, è proprio questo il punto del discorso! Io voglio sentirmi benvenuto.  Non voglio dovermi conquistare “con le unghie” la mia vacanza in una città straniera. Mi piacerebbe che questa città mi accogliesse a braccia aperte e, per farlo, dovrebbe includere informazioni esaustive rivolte ai turisti con disabilità, sia in un luogo specifico di riferimento che poi in ciascuno dei suoi siti specifici, come quelli degli alberghi, dei ristoranti, delle attrazioni turistiche, eccetera. Possibilmente cercando di uniformare sempre di più la lettura di tali informazioni a livello internazionale».

E… tornando alla domanda?
«Certo. Un ottimo lavoro è stato fatto a Barcellona e lasciando poi stare destinazioni particolari, vorrei segnalare anche i siti Accessible Tourism Research e Sage Traveling».

I Servizi Informahandicap locali e le agenzie turistiche specializzate non soddisfano dunque, neppure quando sono efficienti, la sua idea di informazione completa?
«No, allora forse non mi sono spiegato bene. La possibilità che qualcuno, come un’agenzia, mi fornisca un pacchetto turistico personalizzato, oppure la possibilità che un Informahandicap risponda a tutte le mie domande particolari e mi aiuti nel caso specifico vanno bene, entrambe. Ma non c’entrano con quello che sto cercando di comunicare io. Perché l’industria del turismo funzioni anche nel settore della disabilità occorre che sia la stessa a rivolgersi alla sua utenza, non il contrario. Voglio siti internet contenenti tutte le informazioni, complete per i vari tipi di disabilità e per le varie esigenze della giornata tipo di una vacanza. Chiaro che ci sarà sempre qualcosa che manca, ma questo capita a tutti, anche a chi non è persona con disabilità, e allora si inizierà una ricerca attiva. Ma partire da un sito completo valido per tutti, significa sentirsi inclusi nell’offerta turistica della città, significa non dover neppure cercare l’agenzia specializzata o l’Informahandicap,  significa cioè non dover compiere un’azione in più rispetto a quelle che compiono i turisti senza disabilità».

Quindi il primo passo dovrebbe essere quello di raccogliere le informazioni in un unico luogo e rendere quel luogo ben visibile…
«Esatto. Partecipo a molti eventi dedicati al turismo accessibile e ciò che mi stupisce di più è non solo che il turismo non parli tanto di disabilità, ma anche viceversa. Bisognerebbe incontrarsi di più. E non mi immagino siti statici, che una volta raccolte le informazioni si cristallizzino. La realtà si muove molto velocemente e per rimanere aggiornati serve dialogo, serve uno scambio continuo».

Ci sono siti italiani che l’hanno soddisfatta?
«Il sito non profit Accessible Italy ha alcune informazioni interessanti su Roma e sull’Italia in generale; in quest’altro sito, Rome and Italy Tourist Services, ho trovato poi alcune informazioni innovative per un turista con disabilità».

Docente associato in Eventi, Sport e Turismo all’Università di Sydney (Australia).

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