Il parcheggio riservato non è un privilegio arbitrario!

«Molte persone non disabili – scrive Simona Lancioni, commentando l’ennesima notizia di ordinaria inciviltà in àmbito di parcheggi – non guardano ai posti auto riservati alle persone con disabilità per ciò che realmente sono, ovvero uno strumento volto a colmare uno svantaggio e a realizzare l’uguaglianza sostanziale, ma come a un privilegio arbitrariamente concesso e infatti non si fanno scrupolo ad occuparli. Non solo. L’esistenza di questi stalli riservati ha indotto qualcuno a considerare improprio che le persone con disabilità possano legittimamente utilizzare anche gli altri spazi»

Parcheggio disabili a Novate Milanese, auto di Assunta Ferrari e messaggio intimidatorio

Il parcheggio riservato alle persone con disabilità con accanto la macchina di Assunta Ferranti, e il cartoncino con il messaggio intimidatorio che le è stato rivolto («Se hai un handicap, parcheggia al tuo posto, non occupare il parcheggio agli altri, grazie»)

L’ennesima notizia di ordinaria inciviltà risale a qualche giorno fa e arriva da Novate Milanese, Comune con poco più di 20.000 abitanti nella città metropolitana di Milano, in Lombardia.
«Se hai un handicap, parcheggia al tuo posto, non occupare il parcheggio agli altri, grazie»: è questo il messaggio intimidatorio affidato ad un cartoncino posto sul cruscotto dell’auto di Assunta Ferranti, sessantanovenne con problemi di deambulazione, residente, appunto, a Novate Milanese, allorquando, avendo trovato lo stallo riservato alle persone con disabilità sotto casa occupato da un’auto senza contrassegno, ha dovuto parcheggiare nel posto accanto.

«Ero stata costretta a lasciarla [la macchina, N.d.R.] fuori parcheggio – ha raccontato a «la Repubblica” (Cronaca di Milano) -, perché il posto riservato ai portatori di handicap che c’è fuori da casa mia era già occupato da un’auto senza il pass disabili. Oltre ad essere stata privata di un diritto, dato che io invece ho il contrassegno, ho anche dovuto subire la sgridata. Tra l’altro non ho rubato il posto proprio a nessuno perché la mia macchina era fuori dalle righe. Io riesco a camminare per circa 50 metri, poi devo fermarmi e appoggiarmi da qualche parte perché non ce la faccio più, quindi parcheggiare più lontano per me sarebbe molto problematico. Quella sera, per giunta, pioveva».

Ferranti aveva denunciato il fatto sulla Pagina Facebook di un gruppo cittadino riscuotendo moltissimi messaggi di solidarietà, ma anche alcuni commenti con insulti rivolti alla persona che aveva parcheggiato nello stallo riservato senza averne diritto (definita «disabile mentale»). Commenti, questi ultimi, che l’hanno indotta a rimuovere il post. «Questo non mi piace. Certi termini vanno usati con cura, non per mancare di rispetto», ha osservato in proposito.

Ciò che ha indotto la signora a rendere pubblica la notizia è la persuasione che questa battaglia per i diritti non riguardi solo lei, ma tutte le persone con disabilità. Per questo motivo ha manifestato «l’intenzione di andare dalla Sindaca di Novate per spiegarle la situazione e chiederle di aumentare i posti auto per disabili. Sotto casa mia c’è una farmacia e molti lasciano l’auto nel posto destinato ai portatori di handicap con le quattro frecce, con la famosa scusa dei “cinque minuti”, sempre più comune».

Quella di Ferranti è certamente la reazione più appropriata e razionale. Aumentare gli stalli riservati potrebbe migliorare la situazione, ma difficilmente risolverà una questione che andrebbe affrontata a livello culturale. Il problema, infatti, è che molte persone non disabili non guardano ai posti auto riservati alle persone con disabilità per ciò che realmente sono – uno strumento volto a colmare uno svantaggio e a realizzare l’uguaglianza sostanziale -, ma come un privilegio arbitrariamente concesso (infatti non si fanno scrupolo ad occuparli).
Non solo. L’esistenza di questi stalli riservati ha indotto qualcuno a considerare improprio che le persone con disabilità possano legittimamente utilizzare anche gli altri spazi («non occupare il parcheggio agli altri», era il monito contenuto nel messaggio rivolto a Ferranti), quasi che il parcheggio fosse una sorta di “riserva” dalla quale non è consentito uscire. Un’aberrazione culturale che può essere contrastata solo ribadendo con forza che no, non ci sono luoghi nei quali le persone sono obbligate a rimanere confinate, ci sono invece stalli riservati che le persone con disabilità possono utilizzare se ritengono di averne necessità, e sempreché chi non ha il contrassegno riconosca e rispetti il diritto altrui.

Responsabile di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa), nel cui sito la presente riflessione è già apparsa. Viene qui ripresa – con alcuni riadattamenti al diverso contenitore – per gentile concessione.

Stampa questo articolo