A proposito dell’accessibilità dell’app Immuni

A proposito dell’articolo da noi pubblicato a firma di Stefania Leone sull’accessibilità dell’app Immuni, realizzata per tracciare i contatti nell’emergenza coronavirus, ci scrive Sabato De Rosa, sottolineando che l’app presenta vari problemi di accessibilità per le persone ipovedenti. La stessa Leone ribadisce di avere svolto « un primo veloce test riguardante solo le persone che utilizzano il noto lettore di schermo “Voice Over”», ricordando inoltre che «un test completo di accessibilità si può definire tale solo se effettuato da un gruppo di sei o sette persone con disabilità diverse»

App Immuni

L’app Immuni

A proposito dell’articolo da noi pubblicato due giorni fa, con il titolo Sorpresa: l’app Immuni è accessibile a tutti!, a firma di Stefania Leone, ci scrive Sabato De Rosa:
«Per amore di verità, occupandomi di accessibilità di piattaforme informatiche per conto dell’INVAT (Istituto Nazionale Valutazione Ausili e Tecnologie), devo parzialmente rettificare le informazioni fornite da Stefania Leone; l’app Immuni, infatti, rivela ancora diverse criticità per le persone ipovedenti, dal momento che non dispone della possibilità di ridimensionamento dei caratteri, nonché della possibilità di ruotare lo schermo: e sono problemi di una certa consistenza, considerato che le persone ipovedenti soffrono di disturbi così diversi da poter affermare, senza tema di essere smentito, che gli ipovedenti appartengono ad un pianeta a sé stante».

Risponde la stessa Stefania Leone (esperta di ICT-Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, con delega su tali problematiche per l’ADV-Associazione Disabili Visivi e per la FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).
«Ringrazio Sabato De Rosa che conosco da anni e di cui stimo molto la professionalità. Nel mio articolo ho scritto che “da un primo veloce test, l’app risulta accessibile a persone che utilizzano il noto screen reader Voice Over”; ciò non significa tuttavia che essa sia perfetta o che non sia migliorabile, anche ad esempio come usabilità in terminologie tecniche, pur essendo abbastanza semplice e di facile utilizzo.
Non ho effettuato un test relativo all’ipovisione, che va fatto con uno strumento differente dallo screen reader, quindi con ausili per l’ingrandimento dei caratteri, che consentono di modificare colori e font. Prendendo proprio spunto dalle parole di De Rosa, ho attuato tale verifica tramite un esperto ipovedente e ho avuto una risposta simile alla sua.
In realtà un test completo di accessibilità si definisce tale soltanto se effettuato da un gruppo di sei o sette persone con disabilità diverse: cecità totale, ipovisione, daltonismo, sordità, disabilità cognitiva, disabilità agli arti superiori ecc. Tale verifica, secondo le linee guida dell’AGID (Agenzia per l’Italia Digitale) viene detta “verifica soggettiva” e va effettuata soltanto in determinate condizioni di spesa da parte dell’Ente Pubblico che emette il servizio o adotta un determinato software. Non si tratta però di questo caso specifico.
A questo punto non posso che invitare chiunque riscontri problematiche di accessibilità dell’app Immuni a segnalarle, come avevo pure scritto nel mio articolo, all’indirizzo email di feedback disponibile nell’applicazione, per ottenere appunto chiarimenti o inviare reclami (direzionesistemainformativo@sanita.it)».

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