Come orientare la “Buona Scuola” verso l’inclusività

Tra le novità introdotte dalla recente riforma della cosiddetta “Buona Scuola”, vi è anche un ruolo di maggiore importanza riservato ai genitori, sia all’interno dell’iter di approvazione del Piano dell’Offerta Formativa (POF), sia per il nuovo processo inerente la valutazione dei docenti. E un maggiore coinvolgimento delle famiglie di alunni e studenti con disabilità potrebbe incidere concretamente sulle attività della scuola, per renderla più inclusiva e accogliente

Bimbo che va a scuola, fotografato di spalleTra le novità introdotte dalla recente riforma della scuola – la Legge 107/15, nota anche come riforma della cosiddetta “Buona Scuola” – è stato ritagliato tra l’altro un ruolo ai genitori all’interno dell’iter di approvazione del Piano dell’Offerta Formativa (POF) e nel nuovo processo inerente la valutazione dei docenti. «Si tratta di due novità che non riguardano direttamente gli alunni e studenti con disabilità, ma un maggiore coinvolgimento delle loro famiglie può incidere sulle attività della scuola, per renderla più inclusiva e accogliente».
A dirlo è Armando De Salvatore dell’ALFA di Milano (Associazione Lombarda Famiglie Audiolesi), membro del Consiglio Direttivo della LEDHA, la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).

Il POF, com’è noto, rappresenta un po’ il “biglietto da visita” delle scuole: è infatti da qui che si possono ricavare molte informazioni circa il grado di accoglienza e attenzione per gli studenti con disabilità ed è sempre nel POF che si possono individuare le progettazioni di natura inclusiva curricolari o extracurricolari presenti in ogni scuola. A partire da quest’anno scolastico il POF ha validità triennale – rivedibile annualmente – e dev’essere elaborato dal Collegio Docenti sulla base di indirizzi forniti dal Dirigente Scolastico. Dal canto loro, i genitori in seno al Consiglio d’Istituto – nel caso non siano soddisfatti – hanno la possibilità di rimandare il POF stesso al Collegio dei Docenti, per eventuali correzioni e integrazioni.
In pratica, i genitori di alunni e studenti con disabilità possono in queste sedi fornire indicazioni nel senso di una maggiore inclusione e accoglienza e anche sollecitare il fatto che tra i temi del POF dell’istituto frequentato dai loro figli, sia presente l’obiettivo di implementare l’accoglienza e l’inclusione per gli alunni con disabilità e per gli alunni con Bisogni Specifici dell’Apprendimento e vi siano altresì descritte le azioni che la scuola ha attivato (o si prefigge di attivare), per raggiungere questo obiettivo (compreso il coinvolgimento delle Associazioni della disabilità), nell’elaborazione del Piano Annuale per l’inclusività (PAI), negli incontri del Gruppo di Lavoro per l’Inclusione (GLI) e negli interventi progettuali che riguardano i singoli alunni (PEI).

Un’altra novità introdotta dalla Legge 107/15 è la partecipazione dei genitori al Comitato di Valutazione dei Docenti, composto dal Dirigente Scolastico, da tre insegnanti, da un membro esterno e da due genitori (designati dal Consiglio d’Istituto).
A tal proposito, l’articolo 11 della norma descrive alcuni indicatori cui fare riferimento per la definizione dei criteri per la valutazione dei docenti, tra i quali vi sono: la qualità dell’insegnamento; il contributo al miglioramento dell’istituzione scolastica; i risultati ottenuti dal docente o dal gruppo di docenti in relazione al potenziamento delle competenze degli alunni e dell’innovazione didattica e metodologica; la collaborazione alla ricerca didattica, alla documentazione e alla diffusione di buone pratiche didattiche ecc.
Ognuno di questi punti dovrà essere declinato in sottocriteri più specifici. «In questo caso – sottolinea De Salvatore – sarebbe utile indicare tra i criteri per la valutazione dei docenti l’introduzione di strategie, progettualità e didattiche inclusive, come sancito dalle Linee Guida Ministeriali sull’Integrazione del 4 agosto 2009. Ad esempio, l’adozione di strategie e metodologie favorenti l’inclusione, quali l’apprendimento cooperativo, il lavoro di gruppo o il lavoro in coppie, il tutoring, l’apprendimento per scoperta e la costruzione attiva della conoscenza, la suddivisione del tempo in tempi, l’utilizzo di mediatori didattici, di attrezzature e ausili informatici, di software e sussidi specifici, di tecnologie facilitanti».
«Auspichiamo dunque – conclude l’esponente della LEDHA – che tra gli elementi che verranno indicati come qualificanti il lavoro del corpo insegnante e l’istituzione scolastica vi sia anche la progettualità didattica orientata all’inclusione e non solo le statistiche delle prove INVALSI». (I.S.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@ledha.it.

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