Se curarsi diventa sempre più “lussuoso”

Difficoltà di accesso alle prestazioni, cattive condizioni delle strutture, medici di famiglia e pediatri meno “disponibili”, deficit e alti costi dell’assistenza residenziale e domiciliare, prezzi, limitazioni e indisponibilità dei farmaci, documentazione sanitaria incompleta o inaccessibile, lentezza del riconoscimento di invalidità e handicap, maggiori criticità nella rete dell’emergenza-urgenza: sono le principali questioni emergenti dal XIX Rapporto PIT Salute, presentato da Cittadinanzattiva, che fotografa un Servizio Sanitario Nazionale decisamente “in ritirata”

Immagine sfuocata di operatori sanitari in fondo a un corridoio di ospedaleDifficoltà di accesso alle prestazioni, cattive condizioni delle strutture, problemi nel rapporto con medici di famiglia e pediatri, deficit e costi dell’assistenza residenziale e domiciliare, criticità per costi, limitazioni e indisponibilità dei farmaci, documentazione sanitaria incompleta o inaccessibile, lentezza nella procedura di riconoscimento dell’invalidità e dell’handicap, maggiori criticità nella rete dell’emergenza-urgenza: sono queste le principali questioni che emergono dal XIX Rapporto PIT Salute (Servizio Sanitario Nazionale: accesso di lusso), presentato a Roma da Cittadinanzattiva e basato su quasi 21.500 segnalazioni giunte ai Servizi PIT Salute Nazionale e Regionali e alle sedi locali del Tribunale per i Diritti del Malato della stessa Cittadinanzattiva.

«Se lo scorso anno – commenta Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i Diritti del Malato – avevamo denunciato che si stavano abituando i cittadini a considerare il privato e l’intramoenia come prima scelta, ora ne abbiamo la prova: le persone sono state abituate a farlo per le prestazioni a più basso costo (ecografie, esami del sangue ecc.), ma non perché non vogliano usufruire del Servizio Sanitario Nazionale, bensì perché vivono ogni giorno un assurdo: per tempi e peso dei ticket, a conti fatti, si fa prima ad andare in intramoenia o nel privato. E il Servizio Sanitario Nazionale, in particolare sulle prestazioni meno complesse, e forse anche più “redditizie”, ha di fatto scelto di non essere la prima scelta per i cittadini».

«Altro elemento assurdo – prosegue Aceti – è che si sta parlando di prestazioni previste nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e quindi di un diritto. In pratica è questa la “revisione dei LEA” che i cittadini già sperimentano ogni giorno! Per la maggior parte delle persone, invece, il Servizio Sanitario Nazionale rimane quasi insostituibile per le prestazioni a più alto costo, o per particolare impiego di alte tecnologie e professionalità sulle quali però esistono crescenti difficoltà di accesso, oltre che discriminazioni tra cittadini, alle prese con obsolescenza, fatiscenza, igiene, ritardi nella manutenzione e riparazione dei macchinari: tutti fattori che incidono sulla qualità e la sicurezza delle cure e dei luoghi di cura. Insomma, l’effetto sui cittadini delle scelte politico-amministrative è di un Servizio Sanitario Nazionale che sembra “in ritirata”».

«È sotto gli occhi di tutti – conclude il Coordinatore del Tribunale per i Diritti del Malato – la necessità di riallineare i problemi che vivono i cittadini quotidianamente, con le scelte e gli interventi delle Istituzioni. E per farlo è indispensabile garantire la partecipazione delle organizzazioni dei cittadini nella definizione, implementazione e valutazione delle politiche socio-sanitarie, a partire proprio dalla “questione LEA”. Chiediamo pertanto ancora una volta che rappresentanti delle organizzazioni di cittadini siano componenti del Comitato permanente per la verifica dei LEA e della Commissione nazionale per l’aggiornamento degli stessi». (S.B.)

Mettiamo anche a disposizione dei Lettori un ampio approfondimento, dedicato anch’esso alla presentazione del XIX Rapporto PIT Salute. Per ulteriori informazioni: stampa@cittadinanzattiva.it.

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