Giulia, quando non ci sei ci manchi…

«Giulia ci manchi, quando tu non ci sei la classe non è la stessa…»: lo ha scritto in quinta elementare un compagno di Giulia, ragazza con sindrome di Down, una volta che lei non era potuta andare a un appuntamento comune. Ora Giulia è in seconda media e il papà Francesco Giovannelli ne racconta l’attuale percorso e si augura che un po’ per volta «una persona con disabilità in classe venga considerata non solo come un problema organizzativo in più, ma sempre più come un’ottima “palestra” per i compagni, che possono imparare presto come vivere insieme alle diversità di condizione»

Bimbo con sindrome di DownHo appena lasciato Giulia all’ingresso della scuola per il suo primo giorno di lezione e voglio condividere con i Lettori alcune considerazioni sull’itinerario di una ragazzina con sindrome di Down, arrivata ora in seconda media.
Premetto che non parlerò della situazione degli alunni con sindrome di Down in generale e delle carenze del sistema scolastico, ma partirò dall’esperienza di e con mia figlia, che sarà sicuramente diversa da altre.

Fino ad oggi la nostra esperienza è stata positiva; certamente molto è dipeso dalla qualità delle varie figure che Giulia ha incontrato. La maestra principale delle elementari è stata bravissima. Tra le altre cose, ha portato la classe (Giulia compresa) fin dal primo anno ai campi scuola, con pernottamenti fuori casa, esperienza ovviamente molto importante.
Non solo, ma ha curato con grande impegno l’inserimento nella classe di Giulia. In un paio di occasioni, in concomitanza di sue assenze, ha parlato alla classe, spiegando cos’è la sindrome di Down e quale comportamento tenere con lei (iniziativa che consiglio vivamente).
In seguito, i suoi compagni, non solo hanno smesso di chiedere a noi genitori «quando guarisce Giulia?», ma hanno saputo comportarsi con autenticità, dicendole anche quando si comportava male, come avrebbero fatto con qualunque altro compagno.
Questo ha permesso a Giulia di avere delle amichette che hanno frequentato casa nostra per tutti e cinque gli anni, di giorno e di notte (pigiama party). Inoltre, spontaneamente “davano un occhio” a Giulia soprattutto durante la ricreazione e più di una volta hanno segnalato alla maestra il comportamento di bambini di altre classi a volte problematico verso Giulia.

Il passaggio alla scuola media presenta alcune criticità; le amichette crescono più in fretta, la differenza con Giulia – fisica e non solo – si nota sempre di più. Sappiamo che ci aspetta un periodo complicato, soprattutto in relazione alla sua complessa accettazione del limite oggettivo, alle relazioni con le coetanee, che diverranno progressivamente più rade.
A livello scolastico le materie si complicano e la distanza anche sul piano didattico con gli altri risulta sempre più evidente.
Per la nostra esperienza, in questa fase è molto importante un collegamento stretto e continuo tra famiglia e docenti del Consiglio di Classe. È molto importante procedere in maniera coordinata per trovare una misura ad esempio sui compiti a casa (scegliendo insieme quali e quanti farne), sugli strumenti compensativi da utilizzare a casa e in sede di verifiche, sulla programmazione delle interrogazioni.
A questo proposito credo sia necessario adottare delle misure anche pratiche che vadano in questa direzione, come ad esempio prevedere la partecipazione al GLH [Gruppo di Lavoro Handicap, N.d.R.] di tutti i docenti e non solo- come spesso avviene – del coordinatore e del sostegno (fissando la riunione ad esempio il pomeriggio, per non avere problemi con la sostituzione dei docenti e avere più tempo).

Il mio augurio è che si affermi sempre di più la consapevolezza che la presenza di una persona con disabilità in una classe non è un peso o soltanto un problema organizzativo in più, ma può rappresentare per i compagni un’ottima “palestra” per imparare da subito come vivere insieme alle diversità di condizione.

E concludo riportando un SMS inviato da un compagno di classe di Giulia della quinta elementare, una volta che lei non era potuta andare a un appuntamento comune: «Giulia ci manchi, quando tu non ci sei la classe non è la stessa…».

P.S.: Un quadro completo dell’esperienza di Giulia si trova nel libro Da piccola ero Down (Il Prato, 2017), scritto da mia moglie, Isabella Piersanti.

Testo già apparso in «Tuttoscuola.com», con il titolo “Ricomincia la scuola anche per Giulia” e qui ripreso – con minimi riadattamenti al diverso contenitore – per gentile concessione.

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