La burocrazia continua ad arrivare prima dei diritti

«Pensare che una problematica così delicata come il processo di inclusione scolastica – scrive Gianluca Rapisarda, riflettendo su due Note Ministeriali riguardanti il numero di alunni in classe – possa essere in balia e alla mercé della superficialità degli Uffici del Ministero e dei loro refusi, è inaccettabile in un Paese come il nostro, che si pregia di avere nel settore la legislazione più avanzata al mondo. Come dire che in Italia, ancora sin troppo spesso, viene prima la burocrazia ministeriale, con le sue non sporadiche clamorose “sviste”, e poi i diritti fondamentali dei cittadini»

Aula scolastica molto affollata

Un’aula scolastica sin troppo affollata

Una delle novità positive (poche per la verità) del Decreto Legislativo 66/17 sull’inclusione, attuativo della Legge 107/15 (cosiddetta La Buona Scuola), era che il riferimento a un numero massimo di 20 alunni per classe (solo «di norma») in presenza di studenti con disabilità, previsto dallo schema iniziale del Decreto stesso, non compariva più nel testo definitivo pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 maggio scorso. Ciò, per breve tempo, aveva dato la certezza che non fosse stato modificato negli articoli 4 e 5 (comma 2), il DPR 81/09, che disciplina la materia.
In realtà la questione è stata soltanto rimandata a una successiva Nota esplicativa del Ministero. Ebbene, la suddetta Nota Ministeriale Protocollo n. 1153 (Chiarimenti in merito alla decorrenza dei termini di applicazione delle indicazioni del D.L.Vo n. 66/2017 – Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità), è stata finalmente emanata il 4 agosto scorso.
In pratica, l’Amministrazione, con tale Nota, ha fornito una serie di chiarimenti (si fa per dire) in merito alle decorrenze dettate dal citato nuovo Decreto, disponendo incomprensibilmente un numero di 22 alunni per classe in presenza di studenti con disabilità.

Ovviamente, questo inaspettato dietrofront del Ministero ha destato scompiglio tra gli esperti di inclusione scolastica e, soprattutto, tanta preoccupazione tra i genitori dei ragazzi con disabilità. Stupore, incredulità e disorientamento che, “miracolosamente”, sono stati “captati” dal Ministero (e non poteva essere altrimenti).
Infatti – anche per informare tutti quei familiari di alunni e studenti con disabilità che continuano tuttora a chiederci di sollecitare il Ministero, affinché provveda a sanare quest’ingiustizia subìta dai loro figli – va detto che il Ministero stesso è intervenuto immediatamente a modificare quanto stabilito con la Nota Protocollo n. 1153.
È successo solo qualche giorno dopo, l’8 agosto, tramite la Nota Protocollo n. 1157, ove si rettifica quanto precedentemente comunicato e richiamando appunto la Nota n. 1153, si precisa che «per mero errore materiale, nell’ultimo capoverso è stata riportata l’errata indicazione, di norma, di 22 alunni per classe, in caso di presenza di alunni disabili, anziché, di norma, di 20 alunni per classe, così come previsto dall’articolo 5, comma 2 del D.P.R. n.81/2009».
In definitiva, gli alunni di una classe delle scuole pubbliche di ogni ordine e grado, in presenza di studenti con disabilità, devono essere al massimo 20. E meno male che il Ministero ha rimediato al «mero errore materiale» del 4 agosto!

Tuttavia, anche se si è conclusa con un lieto fine, questa triste vicenda non ci lascia ben sperare e non ci fa dormire sonni tranquilli. Innanzitutto, perché la Nota Ministeriale n. 1157 – anche se migliorativa di quella precedente del 4 agosto – ripropone uno degli elementi più critici dello schema iniziale successivamente divenuto il Decreto 66/17 e che sembrava superato. Esso, cioè, non stabiliva l’inderogabilità del numero di 20 alunni per classe in presenza di ragazzi con disabilità, prevedendo che ciò avvenisse soltanto in virtù della generica dicitura «di norma». E tale formula è stata ripresa dalla Nota Ministeriale di agosto.

Da ultimo, poi, ma non certo ultimo, pensare che una problematica così delicata e centrale per la realizzazione del progetto di vita indipendente delle persone con disabilità, come il processo di inclusione scolastica, possa essere in balia e alla mercé della superficialità degli Uffici del Ministero e dei loro refusi, è davvero inaccettabile in un Paese come il nostro, che si pregia di avere nel settore la legislazione più avanzata al mondo.
Come dire che in Italia, ancora sin troppo spesso, viene prima la burocrazia ministeriale, con le sue non sporadiche clamorose “sviste”, e poi i diritti fondamentali dei cittadini.

Direttore scientifico dell’IRIFOR (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti). Per informazioni: direttorescientifico@irifor.eu.

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