Entra nelle scuole il progetto “A scuola di inclusione: giocando si impara”

Film, cartoni animati, laboratori e lavori di gruppo: sono gli strumenti con i quali i volontari delle Sezioni UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) stanno entrando materialmente in alcune scuole della Toscana e della Puglia, nell’àmbito del progretto “A scuola di inclusione: giocando si impara”, iniziativa della stessa UILDM Nazionale, che punta a favorire la socializzazione di bambini e ragazzi con disabilità, al fine di ridurre disuguaglianze e discriminazioni, oltre a contribuire a rendere più fruibili e accessibili i luoghi pubblici a tutti

Aula di scuola con molti alunni«Andremo a collaborare con gli studenti perché la scuola è il luogo primario della formazione di mentalità aperte e inclusive nei cittadini di domani e la prima palestra in cui essi imparano a mettere in pratica che la diversità è ricchezza per la nostra vita. Lavorare con i ragazzi nelle scuole significa costruire relazioni solide e far crescere tutta la comunità».
Lo aveva dichiarato Marco Rasconi, presidente nazionale della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), presentando lo scorso anno, anche su queste pagine, il progetto A scuola di inclusione: giocando si impara, con il quale la stessa UILDM ha vinto la seconda edizione del “Bando Unico” previsto dalla Riforma del Terzo Settore, emesso nel mese di novembre dello scorso anno e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

L’iniziativa, lo ricordiamo, punta a promuovere e favorire la socializzazione di bambini e ragazzi con disabilità, al fine di ridurre disuguaglianze e discriminazioni, oltre a contribuire a rendere più fruibili e accessibili i luoghi pubblici a tutti, attraverso il coinvolgimento di almeno 17 Amministrazioni Comunali, individuate dalle Sezioni UILDM, e altrettanti istituti scolastici, per un totale di circa 1.200 studenti in 16 Regioni e nella Provincia Autonoma di Bolzano.

Proprio in questi giorni, dunque, ha preso il via in Toscana e in Puglia, quella che viene definita come la seconda fase dell’iniziativa (se ne legga anche nel box in calce), entrando materialmente nelle scuole.
In particolare, per la Toscana gli apripista saranno gli Istituti Comprensivi Massarosa e Forte dei Marmi di Pietrasanta (Lucca), per la Puglia, invece, il Pascoli e il De Amicis-Manzoni di Massafra (Taranto) e il Don Bosco di Martina Franca (Taranto), tutte scuole che vedranno bambini e ragazzi lavorare sul tema della disabilità, con l’obiettivo di abbattere le barriere culturali che impediscono di vederla come una ricchezza per tutta la comunità.
Film, cartoni animati, laboratori e lavori di gruppo sono gli strumenti con i quali i volontari delle Sezioni UILDM della Versilia, in Toscana, e di Martina Franca-Brindisi, in Puglia, faranno concentrare le classi sull’importanza di creare relazioni positive non solo con i compagni che hanno una disabilità, ma anche a farli riflettere sui propri limiti e su come questi non debbano diventare ostacoli. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: uildmcomunicazione@uildm.it (Alessandra Piva).

Le cinque fasi del progetto A scuola di inclusione: giocando si impara
Sono cinque le fasi previste per il progetto della UILDM A scuola di inclusione: giocando si impara, per una durata totale di un anno e mezzo.
Nella prima, attraverso una serie di seminari, l’iniziativa viene presentata a livello locale dalle Sezioni UILDM, con il coinvolgimento delle Amministrazioni Comunali e degli Istituti comprensivi Locali.
Nella seconda è prevista la realizzazione di attività di sensibilizzazione sul tema della disabilità negli istituti scolastici che partecipano al progetto.
Nella terza, sempre le Sezioni UILDM, congiuntamente con le Amministrazioni Locali, individueranno 17 aree verdi e parchi da riqualificare con l’installazione di giochi accessibili ai bambini con disabilità.
La quarta fase, quindi, si strutturerà nell’organizzazione di eventi pubblici che vedranno la partecipazione del noto gruppo musicale dei Ladri di Carrozzelle, composto da persone con diversi tipi di disabilità, sia psichica che fisica, e delle scuole coinvolte nella seconda fase. Questo allo scopo di diffondere una cultura della disabilità più attenta alla persona, integrata nel contesto sociale.
Quinta e ultima fase, la valutazione dell’impatto del progetto sul territorio, elemento che consentirà di orientare sempre più le scelte verso i reali bisogni dei soggetti che hanno interagito con il progetto stesso.

Stampa questo articolo