Non c’è salute senza salute mentale!

«Mentre tutta la Sanità è sottoposta a una sfida senza precedenti, la salute mentale, i suoi utenti, le famiglie, gli operatori, soffrono in silenzio. Bisogna garantire il funzionamento della rete territoriale della Salute Mentale, come dei servizi territoriali rivolti agli anziani, alle persone con disabilità, alle persone con malattie croniche e occorre farlo subito, perché “non c’è salute senza salute mentale!”»: lo si legge nell’appello della Conferenza Nazionale per la Salute Mentale, inviato ai principali referenti istituzionali nazionali e sottoscritto da decine di organizzazioni

OMS: "COVID-19: Guida operativa per mantenere i servizi sanitari essenziali durante un epidemia"

La copertina di “COVID-19: Guida operativa per mantenere i servizi sanitari essenziali durante un epidemia”, pubblicata nei giorni scorsi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità

L’emergenza determinata dall’epidemia Covid-19 ha pesanti effetti sulla vita di tutti i cittadini, ancor più gravi per le persone con sofferenza mentale, per i più anziani, per le persone con disabilità e con malattie croniche.
È unanimemente riconosciuto che questa emergenza determinerà conseguenze a lungo termine. I disagi dell’attuale situazione, e la crisi economica e occupazionale che si profila, rischiano di provocare forti sofferenze nel corpo sociale, che devono essere affrontate con misure economiche e occupazionali; e che non devono essere rappresentate come problema psichiatrico, oggetto di un’ennesima diagnosi.

Pur tuttavia vanno sottolineate gravi preoccupazioni per la salute mentale delle popolazioni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nella consultazione sul Global Action Plan (2020-2030), ha aggiunto un obiettivo riguardante La salute mentale nelle emergenze umanitarie.
E proprio in questi giorni è stata diffusa la Guida OMS COVID-19: Guida operativa per mantenere i servizi sanitari essenziali durante un epidemia, che indica tra i servizi essenziali da garantire quelli riferiti alle persone con problemi di salute mentale e più in generale alle persone non autosufficienti e con patologie croniche.
La tutela della salute mentale deve diventare dunque uno degli obiettivi cruciali della strategia più generale per contrastare i danni dell’epidemia Covid-19.

In Italia ancora non è così. Le importanti misure disposte dal Governo per il potenziamento delle risorse del Servizio Sanitario Nazionale e del personale impegnato in prima fila per fronteggiare l’emergenza della pandemia da Covid-19, non tengono conto della salute mentale.
Mentre tutta la Sanità è sottoposta a un grandissimo stress e a una sfida senza precedenti, la salute mentale, i suoi utenti, le famiglie, gli operatori, soffrono in silenzio. L’impoverimento dei servizi, la loro riduzione e accorpamento, la carenza del personale, già presenti e denunciati da molti anni, si sommano al fatto di essere messi oggi in coda alla lista delle priorità di salute.
Paghiamo lo scotto di una lunga assenza o di una debolezza dei governi centrali e locali nel contrastare il riduzionismo assistenziale (poca assistenza domiciliare; poca rete nelle comunità locali; un’escalation di impiego di farmaci a lunga azione; carenti interventi per l’inclusione sociale), in perfetta linea con la “trilogia” predominante: visita ambulatoriale, ricovero in SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura), invio in strutture residenziali, un circuito che favorisce la cronicità e non la ripresa e la guarigione delle persone.
Eppure una delle convinzioni maturate in questa pandemia è che il mantenimento e il rafforzamento dei presìdi territoriali siano decisivi per sconfiggere il Covid 19.

In questa emergenza, si rischia la catastrofe del sistema territoriale di salute mentale italiano. Occorre agire immediatamente.
Per la tutela della salute pubblica bisogna garantire il funzionamento della rete territoriale della Salute Mentale, come dei servizi territoriali rivolti agli anziani, alle persone con disabilità, alle persone con malattie croniche. Riteniamo pertanto necessario che il Governo, d’intesa con le Regioni, emani disposizioni chiare valide su tutto il territorio nazionale, chiarendo che i servizi di prossimità devono garantire ovunque le attività terapeutiche e riabilitative, rispettando le misure di prevenzione e protezione per operatori e cittadini-utenti, e indicando esplicitamente le tipologie di attività da garantire. Un orientamento, questo, tanto più necessario di fronte a scelte difformi tra le regioni.
Servono inoltre ulteriori e più stringenti disposizioni rispetto a quelle contenute nelle attuali norme, per:
1. Assicurare adeguati dispositivi di protezione e i protocolli di sicurezza per operatori e cittadini-utenti.
2. Definire i percorsi d’accesso delle persone che necessitano di ricoveri in SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura), volontari o TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio). Mentre i ricoveri dovuti a Covid-19, anche per pazienti in carico ai servizi di salute mentale, devono avvenire nei reparti come per tutti i cittadini.
3. Mantenere aperti e funzionanti i Centri di Salute Mentale, così come l’assistenza domiciliare, e assicurare le attività alternative previste dal Decreto Legge 18/20, cosiddetto “Cura Italia”, in caso di sospensione dei centri diurni.
4. Destinare personale (psichiatri, infermieri, operatori sociosanitari, psicologi, educatori, tecnici della riabilitazione, assistenti sociali) anche ai servizi di salute mentale, nell’àmbito del piano straordinario di assunzioni in corso.
5. Sostenere la cooperazione sociale, compreso il lavoro di tanti utenti che vi operano, attraverso interventi economici diretti e non soltanto con la cassa integrazione, dal momento che si tratta di un settore cruciale che sta soffrendo in maniera particolare la chiusura dei servizi.
6. Chiarire in maniera univoca quanto i servizi devono fare, assicurando la sicurezza di operatori e utenti, che non coincide col ritirare i servizi alle persone o assicurare solamente farmaci e interventi d’emergenza, ricoveri e Trattamenti Sanitari Obbligatori; valorizzando quindi il contributo dei servizi di salute mentale (e in generale di quelli territoriali) nell’emergenza Covid-19.
7. Garantire la tutela dei pazienti gravi, che sono tanto più a rischio, quanto più si trovano in condizioni di deprivazione sociale, o addirittura senza tetto.
8. Sostenere le famiglie, che non possono da sole fare da ammortizzatori sociali dell’emergenza, se non per periodi brevissimi, in assenza di altri supporti.
9. Rafforzare l’assistenza domiciliare come modalità di lavoro, che va garantita con un approccio multidisciplinare e multisettoriale, in un’alleanza Servizio Pubblico-Servizi Sociali-Terzo Settore, per una risposta globale ai bisogni di cura e di assistenza.
10. Garantire l’utilizzo anche di internet e telefono per raggiungere le persone e comunicare e interagire con loro, secondo quanto suggerito da importanti esperienze di e-mental health.

Occorre dunque agire e bisogna farlo subito, perché “non c’è salute senza salute mentale!”.

L’appello qui pubblicato, a cura della Conferenza Nazionale per la Salute Mentale, è stato sottoscritto da decine e decine di diverse organizzazioni (a questo link ne è disponibile l’elenco in continuo aggiornamento) ed è stato inviato al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al ministro della Salute Roberto Speranza, al Capo del Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli, al presidente della Conferenza delle Regioni e delle Provincie Autonome Stefano Bonaccini, al Presidente dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) Antonio Decaro. L’adesione all’appello stesso è tuttora aperta, scrivendo a: info@conferenzasalutementale.it.

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