Il terapista occupazionale, figura fondamentale per ritrovare l’autonomia

«Ringraziamo tutti coloro che hanno omaggiato la nostra Associazione e i terapisti occupazionali, augurando una sempre maggiore integrazione nei servizi, dall’ospedale al territorio, per offrire ai cittadini una possibilità in più di raggiungere o mantenere il benessere bio-psico-sociale e garantire un diritto alla salute a trecentosessanta gradi»: a dirlo è il Consiglio Direttivo dell’AITO (Associazione Italiana Terapisti Occupazionali), di fronte ai tanti messaggi di riconoscimento ricevuti dall’Italia e dall’estero, in occasione della recente Giornata Nazionale del Terapista Occupazionale

Terapia occupazionale

Una terapista occupazionale al lavoro con un giovane in carrozzina

Presentata anche sulle nostre pagine, si è celebrata il 24 maggio la Giornata Nazionale del Terapista Occupazionale, evento istituito dall’AITO (Associazione Italiana Terapisti Occupazionali), voluto per promuovere le competenze di questo professionista sanitario della riabilitazione. Proprio il 24 maggio del 1997, infatti, venne pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Profilo Professionale del Terapista Occupazionale, nel Decreto Ministeriale 136/97 (Regolamento concernente la individuazione della figura e relativo profilo professionale del terapista occupazionale).
Quest’anno, per altro, in alternativa al consueto evento in presenza, l’AITO ha deciso di rendere pubblici i vari messaggi giunti da più parti, a partire da quello di Laila Perciballi, avvocato e referente del progetto Codice Etico della Federazione Nazionale Ordini dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica, delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione (FNO TSRM PSTRP), secondo la quale «in questa pandemia si è evidenziata l’importanza dei terapisti occupazionali nel restituire le abilità e le abitudini di vita a tutte le persone, dai bimbi agli anziani, anche insegnando a familiari e caregiver i modi giusti del prendersi cura».
Parole confermate da Antonio Bortone, presidente del CONAPS (Coordinamento Nazionale Associazioni Professioni Sanitarie), che ha sottolineato a propria volta l’importanza del terapista occupazionale «per la comunità e la collettività sociale, annoverando tra le sue competenze il processo di soluzioni adattative originali e creative».

«In tutti i messaggi ricevuti – dichiarano dall’AITO – si è evidenziata l’importanza della relazione all’interno del team, nel quale i professionisti, coordinati dal medico, lavorano alla pari al progetto riabilitativo, confezionato come un vestito su misura, partendo dalla persona e dalla sua famiglia. In particolare, alcuni ex pazienti hanno parlato della necessaria presenza del terapista occupazionale non solo nelle strutture riabilitative, ma anche negli ospedali, per un intervento precoce, cosi come nel territorio, per una ripresa del quotidiano facilitata. Si è in sostanza ripetuto che questa figura è indispensabile per i centri di riabilitazione, elemento chiave che fa la differenza nei team, con una posizione centrale, anche a domicilio, nelle scuole, dove è richiesto supporto a persone con difficoltà».
Se infatti Gianfranco Arianna, specialista in Medicina Fisica Riabilitativa che opera in Campania, ha parlato dell’importanza del terapista occupazionale «anche per casi di inabilità temporanea riguardanti bambini, adulti o anziani, dando così la possibilità di conquistare una maggiore autonomia, con notevoli margini di intervento», Paolo Moretti, specialista del Gaslini di Genova, ha delineato il ruolo dei terapisti occupazionali nei vari setting di bimbi con disabilità gravi, ove contribuiscono alla valutazione e ai trattamenti con riguardo alle attività della vita quotidiana, alle autonomie e alla ri-abilitazione delle attività stesse con l’arto superiore, sia nei reparti di degenza che in day hospital, fornendo anche consulenza ai Centri Ausili e ai reparti per acuti, intervenendo già a letto del paziente. «Una figura professionale molto importante – secondo Moretti – per la ricerca dei bisogni specifici, il reinserimento a scuola, a domicilio e nella societa, con una competenza specifica sulle capacità di adattamento e personalizzazione degli ausili».
Dal canto suo, Antonella Picciullo del Centro di Riabilitazione San Raffaele Viterbo, ha sottolineato l’importanza del terapista occupazionale in varie condizioni, tra cui il disturbo dello spettro autistico, mentre Raffaella Lugli, presidente dell’ANFFAS di Pesaro (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), ha parlato della  necessità dell’incontro tra il terapista occupazionale e la scuola nei bimbi dai 3 ai 10 anni, e di un intervento, condotto anche in remoto, per lo sviluppo delle capacità e della sensorialità.
E ancora, Maurizio Nespoli dell’Ospedale Santobono Pausilipon di Napoli, ha sintetizzato il ruolo del terapista occupazionale nell’équipe di riabilitazione pediatrica, dichiarando che «la ripresa della qualità di vita dei piccoli pazienti passa per un lavoro sul fronte del gioco, con la costruzione di giochi utili a raggiungere gli obiettivi del progetto riabilitativo».
Quindi Carlo D’Aurizio dell’ASL di Pescara, ha voluto soffermarsi sulle basi dei terapisti occupazionali nell’interazione uomo-ambiente, grazie a una formazione che tiene conto appunto anche della performance legate all’ambiente. «Questa prospettiva – ha affermato – è un passaggio fondamentale perché porta il recupero al livello di funzionamento, andando oltre la sola scelta degli ausili o l’addestramento alle attività della vita quotidiana. I terapisti occupazionali, infatti, hanno la possibilità di lavorare nell’ambiente di vita, con e dalla prospettiva del paziente».
È intervenuto inoltre Fiorenzo Carlino della RSA Villa Argento di Modugno (Bari), spiegando che il terapista occupazionale è fondamentale per i pazienti che sono in casa, «perché non vi è nessun posto per studiare i pazienti migliore del proprio ambiente di vita. Inoltre, le competenze del professionista non sono più quelle di “tenere occupata” una persona, poiché si tratta di una disciplina sempre più specifica e professionalizzante».
Successivamente, Goffredo Scuccimarra della Fondazione Istituto Antoniano di Ercolano (Napoli), ha delineato il contributo del terapista occupazionale nelle fasi di transizione verso l’età adolescenziale e adulta, quando cioè è necessario intercettare bisogni di cura specifici, per la massima autonomia possibile e l’acquisizione di abilità prelavorative (soprattutto in àmbito di patologie del neurosviluppo). «Bisogna uscire – ha dichiarato – da un approccio basato sulla prestazione e avere come riferimento il progetto individuale. La riabilitazione non è quindi un succedersi di prestazioni, ma un progetto corale, con obiettivi di intervento che si modificano nel percorso».
Di persone anziane si è occupato Enrico Benvenuti, geriatra dell’USL Toscana Centro, sottolineando, in tale àmbito, l’importanza del terapista occupazionale per ritrovare le motivazioni e il recupero funzionale, evitando la depressione data da isolamento e dalla perdita di un proprio ruolo. «La terapia occupazionale – ha ricordato – parte dagli interessi, dalla rete affettiva, per trovare la strada del massimo compenso funzionale possibile. I pazienti hanno paura: partire quindi da ciò che interessa, usare questi spunti per arrivare al recupero, è il contributo maggiore che il terapista occupazionale può dare, lavorando in team, fornendo un percorso consono alle aspettative del paziente e della sua famiglia. Inoltre, nella fase lieve e moderata della demenza, questo professionista offre strategie semplificate per continuare ad essere autonomi e risorsa della famiglia, insegnando anche a scegliere nuovi interessi, quando le difficoltà che possono essere legate alla menomazione impediscono di svolgere le performance come prima».
Concetti ripresi da Andrea Fabbo, geriatra dell’AUSL di Modena, che ha spiegato spiega perché il terapista occupazionale dovrebbe essere incluso nella rete per le demenze, nelle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) e nei Nuclei Specializzati Demenza. «In tal senso – ha affermato – è necessario aumentare la presenza di tale professionista, affinché sia presente in ogni servizio per progetti assistenziali, al fine di ridurre psicofarmaci, mantenere il  benessere e conservare le capacità residue».
«Vivere la malattia del proprio caro – ha confermato lo psicoterapeuta Mirko Menabue – vedendo che si può incidere e ottenere dei piccoli risultati, dà sollievo e la possibilità per il familiare di avere meno stress. A tal proposito il terapista occupazionale ha la competenza per essere incisivo».

Oltre agli interventi dei singoli specialisti e a quello della già citata Federazione FNO TSRM PSTRP, hanno volute dare il proprio contributo alla Giornata Nazionale anche alcuni Presidenti d’Ordine, la SIRN (Società Italiana di Riabilitazione Neurologica), che ha ricordato come al proprio interno essa favorisca la multidisciplinarietà tramite una sezione dedicata ai terapisti occupazionali, la SIMFER (Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa), che ha ringraziato «per l’impegno costante e indispensabile», la FLI (Federazione Logopedisti Italiani) e l’AIFI (Associazione Italiana Fisioterapisti), organizzazioni di professionisti che collaborano fianco a fianco per contribuire allo sviluppo del sistema salute.
E ancora, l’AITO ha ricevuto messaggi dalle rispettive Associazioni di categoria di Malta e Ontario (Canada), cosi come dai Presidenti del Concilio Europeo di Terapisti Occupazionali, che hanno augurato di ritornare a «una nuova normalità», celebrando la ricerca dell’equilibrio occupazionale, nonché dalla Federazione Mondiale, che ha ricordato come i terapisti occupazionali in tutto il mondo siano oltre 550.000, che «le “occupazioni” vengono ora riconosciute come un diritto umano e che i terapisti occupazioni sono gli esperti delle occupazioni!».

«Ringraziamo dunque tutti coloro che hanno voluto omaggiare la nostra Associazione e i terapisti occupazionali – concludono dal Consiglio Direttivo dell’AITO – con un pensiero o un augurio nella Giornata Nazionale, augurando una sempre maggiore integrazione nei servizi, dall’ospedale al territorio, per offrire ai cittadini una possibilità in più di raggiungere o mantenere il benessere bio-psico-sociale e garantire un diritto alla salute a trecentosessanta gradi». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: segreteria@aito.it (Gabriella Casu).

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