Scuola e disabilità in tempo di pandemia: ma le regole vengono rispettate?

«Come mai – scrivono dall’ANFFAS di Modica (Ragusa) – dopo che Note Ministeriali e Ordinanze Regionali hanno chiarito come debba svolgersi l’attività didattica degli alunni e delle alunne con disabilità, quei provvedimenti continuano talora a rimanere solo sulla carta? Gli Uffici Scolastici Provinciali e Regionali stanno effettivamente vigilando sulle criticità riscontrate e stanno lavorando per risolverle? Il timore è che, nell’emergenza, i traguardi faticosamente raggiunti per garantire l’inclusione scolastica degli alunni e delle alunne con disabilità vengano momentaneamente accantonati»

Ragazzo con disabilità dentro a una scuolaLa crisi pandemica rappresenta sicuramente una sfida per il mondo dell’istruzione; se poi gli studenti sono persone con disabilità, la sfida è doppia, e chiama in causa la scuola non solo come luogo di apprendimento, ma anche come palestra di socializzazione.

Con la Nota n. 1990 prodotta il 5 novembre scorso dal Ministero dell’Istruzione si sono compiuti passi rilevanti in tal senso: infatti, preso atto che dalla didattica a distanza sono rimasti esclusi il 23% degli alunni e delle alunne con disabilità, si è prevista la loro presenza in classe insieme ad un piccolo gruppo eterogeneo di compagni, che può rimanere invariato o cambiare nella composizione, in modo da assicurare costantemente la relazione interpersonale. Non solo presenza, dunque, ma anche inclusione.
L’Ordinanza n. 5 prodotta l’8 gennaio dal Presidente della Regione Siciliana ha ripreso in modo esplicito quella Nota Ministeriale, tant’è che per le scuole secondarie di secondo grado si è previsto al 100% il ricorso alla cosiddetta “didattica digitale integrata” (DDI). In sostanza, gli alunni e le alunne con disabilità devono svolgere attività in presenza, con gli insegnanti curricolari e non solo di sostegno, unitamente ad un gruppo di compagni e con il resto del gruppo classe collegato in via telematica.

Finora, però, queste Direttive, specie nella Provincia della nostra Associazione [Provincia di Ragusa, N.d.R.], sono rimaste parzialmente inascoltate. Infatti, gli alunni e le alunne con disabilità o altri Bisogni Educativi Speciali (BES) vanno sì a scuola, ma ad attenderli in aule vuote trovano solo l’insegnante di sostegno e l’assistente all’autonomia e alla comunicazione, con enormi ricadute in termini di tutto ciò che la scuola rappresenta per gli alunni in genere e a maggior ragione per quelli con disabilità: effettiva inclusione e socializzazione.

La domanda che ci poniamo è pertanto questa: come mai una volta che Note Ministeriali e Ordinanze Regionali hanno definitivamente e inequivocabilmente chiarito come debba svolgersi l’attività didattica, quei provvedimenti continuino a rimanere vigenti solo su carta?
Gli Uffici Scolastici Provinciali e Regionali stanno effettivamente vigilando sulle criticità che si sono riscontrate e stanno lavorando per risolverle? Se sì, come e con il coinvolgimento di quali soggetti?
Il timore è che, nell’emergenza, quei traguardi che erano stati faticosamente raggiunti per garantire l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità vengano momentaneamente accantonati.

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