“Ora, più che mai”, a fianco dei bambini malati e con disabilità

«Ora, più che mai vogliamo prenderci cura dei bambini, dei ragazzi e delle famiglie che a noi fanno riferimento, per rispondere ai loro bisogni e realizzare nuove forme di sostegno adatte alla situazione di emergenza e post-emergenza»: a dirlo è Enrica Baricco, presidente di CasaOz a Torino, luogo in cui i bambini malati o con disabilità e le loro famiglie instaurano rapporti amicali e solidali, con l’aiuto di educatori e volontari. E “Ora, più che mai” è appunto la campagna lanciata in queste settimane, grazie alla quale potenziare le modalità digitali di incontro, ascolto e relazione

Bimbi che fanno riferimento a CasaOz

Bimbi che fanno riferimento a CasaOz

«Per i bambini malati e con disabilità è sempre emergenza e “ora, più che mai”, vogliamo prenderci cura di loro e delle loro famiglie, la cui vita è stata ulteriormente sconvolta dall’emergenza Covid-19. Parliamo di bambini che vivono ogni giorno la situazione della malattia o della disabilità, qualsiasi esse siano, e che con la restrizioni imposte dal coronavirus hanno vissuto l’isolamento e la solitudine. Anche se “da remoto”, abbiamo cercato da di dare loro un conforto. Ora siamo nella “fase 2” e ripartiamo sempre dai bambini che sono il nostro futuro. Si avvicina l’estate e dal 15 giugno prossimo promuoveremo tutte quelle attività mirate a ricostruire un ritorno alla normalità per oltre trecento bambini, ragazzi e famiglie, per accompagnarli verso una nuova quotidianità di benessere».
Così viene presentata dalla struttura torinese CasaOz la campagna denominata appunto Ora, più che mai (supportata fino al 30 maggio anche dal numero solidale 45595), che punta a realizzare una CasaOz “smart”, basata cioè su una modalità digitale di incontro, ascolto e relazione, «dove le persone – come viene detto – possano sentirsi pensate, accolte e supportate e dove possano continuare a realizzarsi attività quali lo studio, il gioco e i laboratori, pur non potendo essere presenti fisicamente nella nostra struttura. Il progetto darà modo ad ogni bambino, ragazzo e genitore di sentirsi “come a CasaOz”, riproponendo le stesse sensazioni di accoglienza, inclusione, appartenenza e partecipazione vissute normalmente».

Nata, come detto, a Torino, CasaOz è un luogo in cui i bambini malati o con disabilità, e le loro famiglie, possono instaurare rapporti amicali e solidali, con l’aiuto di educatori e volontari. I bambini hanno quindi l’opportunità di essere considerati tali al di là della malattia.
Dall’inizio delle attività nel 2007, sono state aiutate oltre mille famiglie provenienti da oltre 40 Paesi del mondo, dall’Italia, naturalmente, ma anche da altri Paesi Europei, del Sudamerica o dell’Africa.
«La malattia di un figlio – sottolinea Enrica Baricco, presidente di CasaOz – è come un uragano che stravolge la vita di qualsiasi famiglia. Da tredici anni aiutiamo bambini, ragazzi e famiglie a ritrovare una quotidianità che allontani dalle loro vite l’isolamento sociale e la solitudine che la malattia stessa causa. Ora, più che mai, per loro è importante non sentirsi soli. Ora, più che mai, vogliamo prendercene cura, riuscendo a rispondere ai loro bisogni e a realizzare nuove forme di sostegno adatte alla situazione di emergenza e post-emergenza che ci prepariamo a vivere. Si può fare ma, per riuscirci, abbiamo bisogno dell’aiuto e della generosità di tutti».

«Con la “fase 2” – aggiunge Carla Chiarla, che dirige il servizio educativo di CasaOz – stiamo lavorando per rimodulare le attività secondo le linee guida pubblicato sul sito del Dipartimento per la Famiglia, con piccoli gruppi di persone, con l’uso dei dispositivi di protezione individuale e tanto spazio all’aperto. Metteremo in atto tutta la nostra esperienza perché si possano fare attività inclusive rivolte principalmente ai bambini malati o con disabilità e recuperare quello che hanno perso in questi mesi. Dopo questo lungo periodo di mancanza di contatto, infatti, i bambini hanno bisogno di esperienze di relazione e le famiglie hanno bisogno di sostegno e sollievo». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Barbara Erba (barbaraerba@gmail.com).

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