L’accessibilità e le carenze della Legge sul Cinema

Fresco di presentazione ufficiale a Venezia, il Progetto “Cinemanchìo” – voluto da un gruppo di Associazioni che puntano a rendere accessibili i prodotti culturali a tutte le persone con disabilità – ha inviato una lettera a Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, mettendo in discussione la recente Legge sul Cinema, per le sue carenze sul piano dell’accessibilità e chiedendo l’istituzione di un tavolo di confronto che possa portare a nuovi provvedimenti migliorativi

Dario Franceschini

Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

Fresco di presentazione ufficiale a Venezia, come abbiamo ampiamente riferito, il Progetto Cinemanchìo – esito di un lungo lavoro documentato via via anche dal nostro giornale, svolto in sinergia da un gruppo di Associazioni (Consequenze, Torino + Cultura Accessibile, Blindsight Project e Red), impegnate ormai da tempo a promuovere progetti volti a rendere accessibili i prodotti culturali alle persone con disabilità sensoriali e cognitive – fa sentire subito la propria voce ai più alti livelli, tramite una lettera inviata a Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e a Nicola Borrelli, direttore generale per il Cinema del medesimo Dicastero.
Oggetto del messaggio è la recente Legge 220/16 sul Cinema, già più volte discussa per quanto stabilisce (o meglio, non stabilisce), sul piano dell’accessibilità.
Punto di partenza è naturalmente l’articolo 30 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (Partecipazione alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi ed allo sport), ove si afferma tra l’altro «il diritto delle persone con disabilità a prendere parte su base di uguaglianza con gli altri alla vita culturale», adottando «tutte le misure adeguate», per far sì che le stesse persone con disabilità «abbiano accesso a programmi televisivi, film, spettacoli teatrali e altre attività culturali, in formati accessibili».

«Nel testo della Legge sul Cinema – scrivono dunque da Cinemanchìo al ministro Franceschini e al direttore generale Borrelli -, l’unico accenno rivolto alla resa accessibile del prodotto cinematografico viene riferito al credito d’imposta attribuibile ai gestori delle sale cinematografiche in relazione all’abbattimento delle barriere architettoniche e all’offerta dei servizi di audiodescrizione e di sottotitolazione dei film. E tuttavia, nel caso dell’audiodescrizione e della sottotitolazione si tratta di misure totalmente estranee alla responsabilità degli esercenti e quindi il testo stesso presenta una profonda contraddizione».

«Queste e altre criticità – prosegue la lettera – sono state evidenziate nell’àmbito di un confronto in atto da mesi con le Istituzioni e quanto prima verranno approfonditi altri elementi da perfezionare e altri ancora da inserire. La nostra proposta è quella di arrivare a un tavolo di confronto a cui partecipino le Associazioni delle persone disabili che hanno già manifestato attenzione e sostegno nei confronti del progetto e stanno attivamente condividendo il percorso di Cinemanchìo». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio Stampa Blindsight Project (Massimiliano Bellini), stampa@blindsight.eu.

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