A Torino chiediamo una mobilità accessibile a tutti

«I ciechi assoluti e le persone con disabilità motoria rivendicano il diritto alla mobilità, pienamente accessibile per tutti»: sta sostanzialmente in questo messaggio il senso della nuova ondata di proteste promosse da numerose Associazioni, contro quel provvedimento adottato nel 2012 dal Comune di Torino, che quel diritto alla mobilità ha pesantemente penalizzato. Si auspica ora di poter ricevere risposte concrete, in occasione di un prossimo incontro con il Sindaco

Protesta delle persone con disabilità a Torino, contro i trasporti del capoluogo piemontese

Una delle varie manifestazioni di protesta delle persone con disabilità di Torino, contro l’attuale sistema dei trasporti e per il diritto alla mobilità accessibile a tutti

«I ciechi assoluti e le persone con disabilità motoria rivendicano il diritto alla mobilità, pienamente accessibile per tutti»: sta sostanzialmente in questo il significato della nuova ondata di proteste promosse da numerose Associazioni, come lo si poteva leggere nel documento diffuso in occasione della recente manifestazione indetta il 6 ottobre davanti al Comune di Torino.

Tutto incomincia, come abbiamo a suo tempo ampiamente riferito, con la Deliberazione della Giunta Comunale di Torino n. 01582/119 del 7 maggio 2012, contenente il nuovo Regolamento del servizio di trasporto destinato a persone assolutamente impedite all’accesso e alla salita sui mezzi pubblici di trasporto ed ai ciechi assoluti, che tante proteste aveva suscitato addirittura ancor prima di essere approvata.
Erano stati in tanti, infatti, a sottolineare come quel provvedimento avesse pesantemente penalizzato il diritto alla mobilità delle persone con disabilità, limitando la fruizione del servizio già esistente (servizio di trasporto integrativo con taxi e minibus attrezzati) e negando alle persone cieche assolute la possibilità di fruire del servizio porta a porta, gestito mediante minibus attrezzati. Era stata inoltre contestata anche la proporzionalità del contributo a carico degli utenti dei buoni taxi, sottolineando che i cittadini “normodotati” pagassero il trasporto pubblico in ugual misura, indipendentemente dal loro reddito.
Alcune organizzazioni, quindi, insieme a singoli cittadini, avevano inoltrato un ricorso al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) del Piemonte, per ottenere l’annullamento di quella Deliberazione, sostenendo appunto che essa «avesse peggiorato in modo inaccettabile i servizi di trasporto destinati alle persone con disabilità nel capoluogo piemontese».

Ebbene, poco meno di due mesi fa, il TAR piemontese si è pronunciato con la Sentenza n. 01456/2014, respingendo sì alcune parti del ricorso, ma accogliendolo sostanzialmente, quando vi si scrive che il Comune di Torino – e quindi la Società GTT (Gruppo Torinese Trasporti) – dovrà prestare «ottemperanza alla presente sentenza approvando, entro il termine di sei mesi dalla sua pubblicazione, idonee misure di programmazione e pianificazione degli interventi diretti ad eliminare le barriere architettoniche ed a migliorare l’accesso degli utenti disabili al servizio di trasporto pubblico, ai sensi della legge n. 104 del 1992 (con la necessaria e puntuale indicazione dei tempi e delle modalità di finanziamento) [grassetto nostro nella citazione, N.d.R.]».

Proprio a quest’ultima Sentenza hanno dunque fatto riferimento le Associazioni promotrici della manifestazione del 6 ottobre scorso, davanti al Palazzo Municipale, che ha visto in prima fila l’UICI di Torino (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), sostenuta dai componenti del CIDT (Coordinamento Interassociativo Disabili Torino), ovvero l’ANMIC (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili), l’ATE (Associazione Traumi Encefalici), il CP (Coordinamento Paratetraplegici), la UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), l’Associazione “Claudia Bottigelli” e l’Associazione HP (Handicap e Sviluppo).
In occasione di quella protesta, infatti, dopo avere ricordato che «garantire il diritto alla mobilità alle persone con grave disabilità motoria e ai ciechi assoluti attraverso volontari afferenti ad Associazioni ONLUS o Cooperative Sociali, potrebbe rappresentare un esempio per le Amministrazioni Comunali di altre città e di fatto un esperimento-pilota, che nel tempo potrebbe assurgere a buona prassi da parte di tutti gli enti territoriali italiani», i promotori hanno pubblicamente chiesto all’Amministrazione Comunale «in quali modi e tempi intenda ottemperare a quanto disposto dalla Sentenza del TAR n. 01456/2014, da realizzare entro sei mesi dall’emanazione della sentenza, necessariamente attraverso la predisposizione di un progetto organico che indichi tempi di attuazione e risorse messe a disposizione».
Dal canto suo, l’assessore ai Servizi Sociali e vicesindaco di Torino Elide Tisi ha incontrato i manifestanti, dichiarando che «la Città, pur in un quadro di restrizioni finanziarie, intende mantenere alta l’offerta di servizi per le persone con disabilità». Tisi si è inoltre impegnata a parlare con il sindaco Piero Fassino, dell’accesso al trasporto pubblico, anche in vista dell’incontro con quest’ultimo, da parte di una rappresentanza delle Associazioni del CIDT, in programma per il prossimo 27 ottobre.
Ed è proprio riferendosi a tale imminente incontro, che gli esponenti del Coordinamento chiedono che si risponda alle loro proposte in modo «concreto e circostanziato», ma in caso di «risposte evasive, intendiamo adottare forme di lotta ancora più incisive». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Piergiorgio Maggiorotti (FISH Piemonte), piergiorgio.maggiorot2@tin.it.

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