Quando la burocrazia è più rigida di una barriera

«A cosa serve un contrassegno da esporre, che dà diritto anche al transito in ZTL (Zona a Traffico Limitato), se poi non lo si può usare? E perché la burocrazia deve ostacolare la nostra vita peggio di una barriera architettonica?». Come non fare nostre queste domande di Carlotta Bisio, persona con disabilità multata nella ZTL di Torino e che, soprattutto, si è vista respingere il successivo ricorso, pur avendo presentato tutta la documentazione necessaria?

Accesso alla ZTL di Torino

Uno degli accessi alla ZTL (Zona a Traffico Limitato) di Torino

Che il problema da noi più volte segnalato del passaggio nelle ZTL urbane (Zone a Traffico Limitato), da parte delle persone con disabilità, sia tuttora irrisolto, nonostante le varie promesse (non ancora mantenute) di un archivio dati nazionale, ben lo dimostrano testimonianze come quella di Carlotta Bisio, nota attrice torinese e donna con disabilità, responsabile della direzione artistica dell’Associazione di Promozione Sociale Affetti Collaterali.
Che poi iniziative e progetti del tutto lodevoli per risolvere la questione, come l’applicazione Henable ZTL di Ferdinando Acerbi o il Registro Pubblico CUDE dell’ANCI Sardegna, stiano raccogliendo ovunque consensi e riconoscimenti, ma vengano ancora per lo più ignorati dalla maggioranza degli Enti Locali, sembra essere un altro dato di fatto.
E tuttavia, nel caso specifico denunciato da Bisio, la questione centrale ci sembra un’altra, ovvero l’assurda e incomprensibile rigidità di chi decide di respingere il ricorso contro una contravvenzione emessa nonostante la presentazione della documentazione necessaria abbia chiaramente attestato di tutto trattarsi, fuorché di un abuso da “falso invalido”.

«Convocata tempo fa dalla Circoscrizione 7 di Torino, per discutere di un progetto – racconta dunque Bisio – ho chiesto al compagno di mia figlia di accompagnarmi in auto, portando naturalmente con me il regolare contrassegno che ho esposto sulla sua auto. Dopo un po’ di tempo ci siamo visti recapitare una contravvenzione per transito in ZTL alla quale abbiamo opposto ricorso, allegando tutta la documentazione (contrassegno in fotocopia, verbale di invalidità, riconoscimento come da Legge 104 ecc.). In questi giorni ci è stata di nuovo recapitata la stessa contravvenzione, aumentata a circa 184 euro, con la seguente motivazione di rifiuto del ricorso: la sottoscritta, cioè, avrebbe dovuto comunicare al GTT (Gruppo Torinese Trasporti), che sarebbe transitata in ZTL con un’auto la cui targa non era nell’elenco di quelle registrate presso l’Ufficio preposto».
D’accordo, sarà pure questa la regola fissata dal Comune di Torino, pur dovendo annotare, sempre da parte di Bisio, che la gestione del sistema non sarebbe sempre così lineare, se è vero che le quattro targhe da lei registrate sono diventate “improvvisamente” due, senza alcun preavviso, e se è pure vero che nemmeno le targhe registrate sono state immuni da contravvenzioni. Ma tornando all’assurda rigidità di cui parlavamo prima, non possiamo non far nostre tutte le domande poste da Carlotta: «Non credo che tutto ciò sia corretto – scrive – e soprattutto chi ci ha informati che dobbiamo avvertire il GTT quando usciamo di casa con un’auto non registrata? Se noi dobbiamo avvertire, perché non avvertono noi? Dove si è mai visto che in un Paese civile un disabile che espone il proprio contrassegno sull’auto che lo trasporta venga multato, perché il veicolo è di proprietà di qualche volenterosa persona che oltre ad accollarsi il “disturbo”, si vede pure appioppare una multa? A cosa serve avere un contrassegno da esporre, che dà diritto anche al transito in ZTL, se poi non lo si può usare? E come facciamo ad avere quel minimo di autonomia, quando le due auto registrate non sono disponibili? Dobbiamo starcene chiusi in casa?».
«Tutto questo – conclude – mi sembra molto discriminante e rema contro tutta la fatica che ogni persona con disabilità affronta ogni giorno con grande dignità. Perché la burocrazia deve ostacolare la nostra vita peggio di una barriera architettonica?». (Stefano Borgato)

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