Perplessità per quel “doppio binario” sulla Vita Indipendente

Secondo Simona Lancioni, due recenti Delibere prodotte dalla Giunta Regionale Toscana, per garantire da una parte la continuità dei progetti di Vita Indipendente in essere, e per far partire dall’altra quattordici progetti sperimentali, sempre in tema di Vita Indipendente, portano di fatto a una sorta di « percorso a “doppio binario”, dove vengono designati con la stessa denominazione di “Vita Indipendente”, progetti e situazioni molto differenti»

Ombra di uomo in carrozzina su sfondo biancoGarantire la continuità dei progetti di Vita Indipendente in essere, e far partire quattordici progetti sperimentali, sempre in tema di Vita Indipendente: è quanto scaturisce da due recenti Delibere della Giunta Regionale Toscana, approvate il 27 dicembre scorso (disponibili a questo e a questo link), che però, secondo Simona Lancioni, che ha curato su tali provvedimenti un interessante approfondimento di cui suggeriamo senz’altro la consultazione, nel sito di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, portano di fatto a «un percorso a “doppio binario”, dove vengono designati con la stessa denominazione, “Vita Indipendente”, progetti e situazioni molto differenti».

«Allo stato attuale – sottolinea infatti Lancioni nelle conclusioni del suo contributo -, le risorse reperite attraverso il Ministero non sanano la criticità relativa alla disuguaglianza nell’accesso alle prestazioni, giacché le prestazioni erogate attraverso la sperimentazione, pur rientrando sotto la stessa denominazione di Vita Indipendente, non sono le stesse di chi fruisce di un progetto stabilizzato. Inoltre, le stesse modalità applicative dei progetti sperimentali non sono in grado di garantire alle persone con disabilità che vi accedono uguaglianza di trattamento. L’unica soluzione in grado di mettere insieme l’accesso egualitario alle prestazioni con la continuità assistenziale sembra essere un regolare incremento del fondo a copertura dei progetti di Vita Indipendente. Pertanto, sarebbe quanto mai opportuno che la Regione deliberasse in merito. Questo non vuol dire che va tutto male, per onestà intellettuale è corretto ammettere che in un contesto nazionale dove il riconoscimento e la disciplina dei progetti di Vita Indipendente (intesi come assistenza personale autogestita) ha proceduto “a macchia di leopardo”, la Toscana può essere annoverata tra le Regioni virtuose. Il che non significa che non ci siano problemi, né che questi non debbano essere segnalati con spirito costruttivo, e, possibilmente, risolti».

«Infine – annota ancora la responsabile di Informare un’H -, ulteriori osservazioni potrebbero essere fatte riguardo alla necessità che i percorsi di Vita Indipendente debbano essere ancora sperimentati. La prima norma nazionale italiana che ha previsto la possibilità di finanziare questo tipo di progetti risale al 1998 (Legge 162/98) – diciannove anni fa -; da allora diverse Regioni hanno effettuato una sperimentazione, riscontrando gli innegabili benefìci di questa modalità di erogazione dell’assistenza; l’articolo 19 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia con la Legge 18/09, garantisce il diritto all’assistenza personale. Dunque viene da chiedersi: a cosa serve, nel 2017, continuare a parlare di sperimentazione dei percorsi di Vita Indipendente? E a cosa serve parlarne in una Toscana che questi percorsi li ha già sperimentati per tre anni (a partire dal 2004), e li ha messi a regime nel 2012?». (S.B.)

Torniamo a suggerire ai Lettori la consultazione dell’approfondimento curato da Simona Lancioni nel sito di di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, intitolato Un “doppio binario” per la Vita Indipendente in Toscana.

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