Quell’opportuna marcia indietro del Ministero

«Perché quel “colpo basso” ai ragazzi con disabilità che frequentano le scuole medie – aveva scritto Flavio Fogarolo sulle pagine del nostro giornale – contenuto nel recente schema di Decreto sulla valutazione delle competenze degli studenti, che rischia di mettere in discussione la stessa filosofia dell’inclusione? Non sarà semplicemente un uso frettoloso del “copia e incolla”, da parte del Ministero, da correggere quanto prima?». Ebbene, oggi il Ministero ammette opportunamente l’errore, tramite le parole della stessa Valeria Fedeli, responsabile del Dicastero

Valeria Fedeli

Valeria Fedeli, ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca

Ci aveva dunque visto giusto, Flavio Fogarolo, su queste stesse pagine, quando qualche settimana fa aveva denunciato tra i primi quello che riteneva «un vero “colpo basso” per i ragazzi con disabilità e le loro famiglie», contenuto in uno degli Schemi di Decreto attuativi della Legge 107/15 (cosiddetta “Buona Scuola”), ed esattamente l’Atto di Governo n. 384 (Schema di Decreto Legislativo recante norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato). In quel testo Fogarolo aveva individuato «un grave e inaccettabile passo indietro per gli alunni con disabilità, che toglie loro la possibilità di conseguire il diploma di licenza media sostenendo prove differenziate, con l’introduzione del concetto di equipollenza, finora valido solo nella scuola secondaria di secondo grado».
Ebbene, in un comunicato ufficiale prodotto in questi giorni dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR), la responsabile del Dicastero Valeria Fedeli dichiara testualmente: «Rispetto all’esame di secondaria di primo grado, la Legge 104 del 1992 stabilisce chiaramente che le studentesse e gli studenti della scuola dell’obbligo debbano essere verificati in base agli obiettivi del Piano Educativo Individualizzato, affinché si possa ragionare sulle abilità specifiche sviluppate e potenziate durante gli anni di studio». In pratica, la chiara ammissione di un errore commesso nella scrittura dello Schema di Decreto.

«Questo cambiamento sull’esame di stato nella scuola media – commenta Raffaele Iosa, già ispettore ministeriale -, precisato dalla ministra Fedeli in persona, è il risultato della mobilitazione di migliaia di persone serie che sanno cos’è l’inclusione». «Grande – aggiunge – è la sensibilità di Flavio Fogarolo, che per primo si è accorto del vergognoso pasticcio del Decreto». «Ma andiamo avanti – conclude – perché c’è altro da conquistare e tra questi “altro” anche un intervento della Ministra sui Dirigenti del Ministero autori del pasticcio. La scuola è cosa seria. E comunque onore al merito della Ministra che ammette l’errore: di questi tempi è già il segno di un’istituzione seria!».

E a proposito di quell’“altro” da conquistare di cui parla Iosa, il riferimento è segnatamente alla riapertura del confronto su tutti i Decreti Attuativi della Legge della “Buona Scuola”, a partire da quello sull’inclusione (Atto di Governo n. 378), ciò che nei giorni scorsi, come avevamo riferito, era stato accolto favorevolmente dalle varie organizzazioni impegnate sul fronte della disabilità, dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) alla FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), sino al CoorDown (Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down), ricevuti in Audizione dalle Commissioni competenti della Camera e anche dalla ministra Fedeli.
In tal senso, vale certamente la pena riprendere ulteriori promettenti dichiarazioni di Fedeli, contenute nello stesso comunicato di cui si è detto: «Tutte le studentesse e gli studenti con disabilità – afferma la Ministra – saranno messi nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio percorso di studi e di concluderlo sostenendo prove che attestino le loro specifiche competenze e abilità, in base al Piano Educativo Individualizzato predisposto di proposito per loro. Voglio pertanto rassicurare famiglie, sindacati e associazioni, perché il Decreto Attuativo sull’inclusione scolastica nasce dalla volontà e dalla determinazione di dare alle ragazze e ai ragazzi con disabilità pari opportunità formative e una qualità della vita all’altezza delle loro esigenze e dei loro sogni. Per questo le imprecisioni o le problematiche emerse verranno migliorate in àmbito parlamentare. Abbiamo chiaro che la disabilità è ricchezza, non è qualcosa in meno, ma una positiva diversità e la nostra azione sarà improntata su questo principio cardine». «Continueremo dunque su questa strada – conclude – e rafforzeremo una scuola di diritti e di opportunità che metta al centro le ragazze e i ragazzi, le loro peculiarità e il loro desiderio di futuro. Vogliamo costruire per loro una scuola che li accompagni nel domani e una società che li accolga e faccia della loro diversità un’occasione di crescita globale». E naturalmente il nostro auspicio è che tali promettenti parole diventino quanto prima realtà concreta. (Stefano Borgato)

Stampa questo articolo