Treni: molto è stato fatto, ma molto resta da fare

Oltre a prendere atto con soddisfazione che sono diventate ben trecento le stazioni ferroviarie del Circuito Sale Blu – quelle cioè che forniscono assistenza ai viaggiatori con disabilità e a ridotta mobilità – nei giorni scorsi abbiamo anche sottolineato la necessità di mantenere sempre alta l’attenzione su eventuali disagi vissuti dai viaggiatori con disabilità in treno. Oggi Maria Pia Amico racconta proprio alcuni di quei disagi, dovuti, a quanto pare, soprattutto a un carente coordinamento tra le varie direttive e anche al mancato controllo degli ausili presenti sui convogli

Donna in carrozzina davanti a un treno che passaRecentemente ho viaggiato in treno da Genova a Salerno e viceversa. Essendo una persona con disabilità in carrozzina, ho dovuto prenotare con largo anticipo i biglietti e il servizio d’assistenza.
Ho viaggiato su un treno normale fino a Roma, non essendoci posti disponibili nei convogli ad alta velocità, poi alla Stazione Termini della Capitale mi hanno sistemata sul treno per Salerno, ma i ganci per stabilizzare la carrozzina non funzionavano.
Hanno chiamato un tecnico, che però non ha saputo o potuto fare niente, cosicché il capotreno, constatato il fatto, ha ordinato di farmi scendere e di aspettare un altro treno. A nulla sono valse le proteste e il suggerimento di farmi accomodare sul normale sedile passeggeri. Per questioni di sicurezza non si poteva.

E così mi hanno fatto scendere e portato alla Sala Blu. Qui un addetto alle prenotazioni – dopo lunghe discussioni e trattative con la mia amica accompagnatrice – ha trovato un Frecciarossa diretto a Napoli e da lì un altro treno per Salerno. Pur seccate dal fuori programma, eravamo soddisfatte per il fatto che saremmo arrivate con mezz’ora di anticipo a destinazione, salvo poi ripetersi lo stesso problema dei ganci, addirittura mancanti, sul convoglio per Salerno. Eppure lì non hanno fatto storie!

Purtroppo è noto che le Ferrovie Italiane non brillino per efficienza e puntualità, sono spesso dissestate e maltenute, i treni sovente in ritardo e sporchi. I vertici dell’Azienda hanno più volte assicurato che avrebbero apportato sicuramente delle migliorie a tutto il sistema e certamente molto è stato fatto, in particolare per le persone con disabilità che possono usufruire di vari servizi alla persona. Manca tuttavia un certo coordinamento nelle direttive, c’è approssimazione e poco impegno nei controlli.
Per un buon servizio, basterebbe ad esempio un maggiore controllo tecnico degli ausili, che dovrebbero essere esaminati e collaudati periodicamente. E servirebbe anche meno burocrazia per le persone con ridotta mobilità, che devono prima affrontare un vero e proprio iter, per poter viaggiare, e non solo sui treni.
Inoltre, sarebbe utile consigliare ai costruttori dei treni di fabbricare dei convogli con porte e corridoi più ampi, meno “inaccessibili”, più a portata di predellino, senza gradini, questo anche per chi è anziano o con bambini piccoli e passeggino appresso.

Termino con alcune domande: perché al signore con carrozzina e stampelle salito a Massa e sceso a Roma è stato permesso di sedersi sul sedile passeggeri e a me no? La legge, le disposizioni, non sono uguali per tutti? Qualcuno mi sa rispondere?

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