Al “Torino Film Festival” nemmeno l’ombra di un film a resa accessibile

«Non è accettabile – scrive Paolo De Luca – che al recente “Torino Film Festival”, nell’àmbito del quale, tra l’altro, è stato presentato il “Manifesto per l’accessibilità e la fruizione in autonomia del patrimonio culturale cinematografico”, tra 149 film in programma non ve ne sia stato nemmeno uno a resa accessibile. Ma non era stato proprio il “Guest Director” di tale manifestazione, Carlo Verdone, a dire due anni fa, sempre a Torino, che si sarebbe “impegnato personalmente, anche con colleghi e produttori, perché i film vengano resi accessibili alle persone con disabilità sensoriale”?»

Uomo disperato, con le mani sulla facciaLa presentazione del Manifesto per l’accessibilità e la fruizione in autonomia del patrimonio culturale cinematografico da parte di +Cultura Accessibile-Cinemanchìo, all’interno del recente Torino Film Festival [se ne legga anche su queste pagine, N.d.R.] è stata decisamente una bella pensata, quasi alla pari di quelle che una volta si chiamavano “performance situazioniste”… Magari rievocare il filosofo e sociologo Guy Debord è un po’ eccessivo e allora potremmo richiamarci a qualcosa di “stracult”, tipo TFF 37 ovvero che mi hai portato a fare sopra a ’sta Piazza se non mi vuoi più bene, facendo il verso a un noto film di Renzo Arbore e ove naturalmente TFF 37 sta per la trentasettesima edizione del Torino Film Festival.

Come hanno sottolineato durante la presentazione del Manifesto Stefano Pierpaoli, coordinatore del progetto Cinemanchìo e Daniela Trunfio, presidente dell’Associazione +Cultura Accessibile, «negli ultimi due anni non c’è stato di fatto nessun incremento di accessibilità dei film proposti e questo è un fatto gravissimo»; quindi è stata una buona cosa sottolineare «le numerose criticità che impediscono la definitiva messa a sistema di un concreto piano di attuazione del Modello Cinemanchìo, tanto da rendere ancora un miraggio andare al cinema, per molti cittadini con disabilità». Ed è stata pure una buona cosa avere ricordato come «in particolare i film italiani che ricevono finanziamenti pubblici vengono prodotti grazie alle risorse provenienti da tutti i cittadini e dovrebbe essere naturale che tutti potessero fruire della loro visione nelle sale cinematografiche».
Avere insomma fatto emergere l’indignazione nella “pancia della Mole Antonelliana”, anzi nella “Piazza” del Torino Film Festival, è stato “un sacco bello”, per dirla alla maniera del Guest Director della manifestazione, Carlo Verdone. E tuttavia, proprio al Torino Film Festival i film italiani presentati non sono affatto arrivati accessibili nonostante la legge, e anche questo è gravissimo.
Non è proprio accettabile, infatti, che tra 149 film in programma non si sia intravista nemmeno “l’ombra orrorifica” di un film a resa accessibile (tanto per fare il verso alla Notte Horror, uno degli appuntamenti più amati e frequentati dal pubblico del Festival). E con tutta probabilità non è stato neanche casuale il fatto che la presentazione del Manifesto di +Cultura Accessibile-Cinemanchìo non sia stata compresa nel programma ufficiale, bensì in quello della manifestazione parallela TFF OFF.

Come sempre, tra retrospettive, film in concorso, Festa mobile e tanti altri settori, non potevano mancare le Cinque grandi emozioni scelte dal Guest Director Verdone. E fin qui niente di strano, anzi l’attore regista, con quella cinquina di opere, ha raccontato la propria formazione nei Cineclub, e lo ha fatto molto bene, con gli spettatori contenti di sentirlo, nonostante la lunga coda sotto l’acqua e il suo arrivo in ritardo.
Chissà però cosa pensano, hanno pensato e penseranno coloro che avevano riservato una calorosa accoglienza allo stesso Verdone nel 2017, in occasione della manifestazione Più cinema per tutti, rassegna molto attenta alle esigenze delle persone con problemi visivi e uditivi [se ne legga anche nell’articolo da noi pubblicato a suo tempo, N.d.R.].
«Questa è un’iniziativa giusta, coraggiosa e intelligente», aveva detto Verdone, in quella serata del 2 ottobre 2017 al Cinema Massimo di Torino, e dialogando con gli spettatori, prima della proiezione di Borotalco, uno dei suoi grandi classici, aveva regalato emozioni forti, anzi aveva promesso : «Mi impegnerò personalmente, anche con colleghi e produttori, perché i film vengano resi accessibili alle persone con disabilità sensoriale. Oggi la tecnologia la consente. E i disabili sono un pubblico come tutti gli altri: è impensabile che nel 2017 siano ancora esclusi dalle sale». E ancora: «Mi farò portatore di queste istanze. Ne parlerò con il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, con la mia produzione e con i colleghi».

Insomma, meglio guardare svolazzare i pipistrelli della Notte Horror e ammirare l’ottantaduenne attrice inglese Barbara Steele, diva dell’horror all’italiana, che non ha fatto promesse…
Oggi come oggi, forse, il personaggio interpretato da Verdone che potrebbe diventare icona di questi tempi bugiardi è quel politico con paltò e cappello, da lui creato, che dal palco di un comizio continuava a ripetere: «Sempre tesi, sempre tesi!»…

Presidente dell’APIC (Associazione Portatori Impianto Cocleare).

Stampa questo articolo