Un percorso di cent’anni, per l’autonomia delle persone con disabilità visiva

«In un secolo di vita – scrive Mario Mirabile, presidente dell’UICI di Napoli, in occasione del centenario dell’Associazione – l’UICI, pur tra le mille contraddizioni, le luci e le ombre che sempre caratterizzano il cammino degli uomini, ha contribuito a cambiare la vita di centinaia di migliaia di persone non vedenti, che senza di essa non avrebbero avuto né voce né un posto nella società». Alle sue parole seguono le testimonianze in tal senso dei vari dirigenti dell’UICI partenopea

Candeline per cento anni

L’Unione Italiana Ciechi è nata il 26 ottobre 1920

Era il 26 ottobre del 1920, quando a Genova, per l’intuizione di Aurelio Nicolodi, nasceva l’Unione Italiana Ciechi [se ne legga già in altra parte del nostro giornale, N.d.R.], un sodalizio che avrebbe riunito sotto un’unica bandiera tutti i non vedenti italiani per la conquista del diritto all’istruzione, al lavoro, alla assistenza, insomma alla piena emancipazione e all’integrazione nella società. Non più soggetti “sfortunati” e meritevoli della sola carità, ma cittadini con gli stessi diritti e i medesimi doveri di tutti.
Il compleanno di questi giorni, dunque, è importante, è il centenario di una delle più grandi ed importanti Associazioni di persone con disabilità. Un compleanno che meriterebbe di essere celebrato in ben altra maniera, ma che per le vicende che noi tutti conosciamo, rischia di passare nell’assoluta indifferenza.
L’UICI di Napoli, però, vuole con forza onorare questa ricorrenza ed esprimere la gratitudine all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e a tutti coloro che con sacrificio, abnegazione e spirito di solidarietà hanno fatto la storia di questa grande Associazione che ha consentito l’emancipazione  dei ciechi italiani.

Aurelio Nicolodi, Paolo Bentivoglio, Giuseppe Fucà, Roberto Chervin, Tommaso Daniele e Mario Barbuto sono stati i Presidenti che si sono avvicendati in questi cento anni e che hanno guidato questo sodalizio.
Soltanto dopo pochissimi anni dalla sua fondazione, l’Unione ottenne la prima vittoria a favore dei bambini ciechi: il loro ingresso nella scuola pubblica, seppure in classi separate. Da quella prima vittoria ad oggi si sono susseguite innumerevoli azioni che hanno portato al riconoscimento di tutti quei principali diritti che hanno garantito il degno inserimento dei ciechi e degli ipovedenti nella società: lavoro e istruzione hanno smesso di essere una chimera, bensì, traguardi possibili. Grazie poi alla promulgazione di specifiche leggi, l’UICI non solo ha riscattato i minorati della vista da una disumana situazione di degrado in cui essi erano costretti a vivere, ma ha altresì dimostrato uno spiccato talento nella gestione di svariate e difficili problematiche, nonché la particolare abilità dei Presidenti e dei tanti Dirigenti Nazionali e Locali che si sono susseguiti, ad intrattenere sani e proficui rapporti con le Istituzioni e la politica.

Oggi, e possiamo sostenerlo senza alcuna riserva, essa stessa si è elevata ad Istituzione, vantando cento anni di storia fatti di impegno e lavoro, di lotta per i principi di inclusione e istruzione dei disabili.
La storia dell’Unione Italiana Ciechi a molte persone non dirà niente di che, eppure questa Associazione, tra le mille contraddizioni, le luci e le ombre che sempre caratterizzano il cammino degli uomini, ha contribuito a cambiare la vita di centinaia di migliaia di persone non vedenti, che senza di essa non avrebbero avuto né voce né un posto nella società.
La più grande intuizione dei padri fondatori fu quella di comprendere che la solitudine e l’isolamento non portano mai a niente di buono, ma solo la condivisione reale di problemi e bisogni può dare motore al cambiamento. Ci sono state delle persone che hanno avuto l’audacia e la forza di credere in un sogno; quello di abbattere il muro del pregiudizio e dell’esclusione.

A dimostrazione dell’importanza che l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha avuto, ha ed avrà per le persone con disabilità visiva, è significativo riportare qui di seguito alcune riflessioni dei dirigenti della nostra Sezione di Napoli.
Silvana Piscopo: «Voglio esprimere il mio sentimento di gratitudine per avere imparato, con l’incontro tra persone, il racconto di storie personali di vite difficili affrontate con determinazione, a gestire la mia cecità con equilibrio e consapevolezza dei miei limiti, ma anche con la fierezza di possedere capacità di farmi apprezzare umanamente, professionalmente e moralmente. Posso dire che l’esperienza di lavoro territoriale a Napoli ha fatto crescere in me un maggiore rispetto per le difficoltà delle persone meno fortunate verso le quali, in passato, non provavo interesse e che, oggi costituiscono invece la priorità del mio pensiero e della volontà di ascolto».

Matteo Cefariello: «Per me, l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti è davvero fondamentale, in quanto è la prima accompagnatrice e la miglior guida per un non vedente. Quella che c’è, prima di chiunque altro, quando le strade si trasformano in salita, quella che ti aiuta nel cammino tanto difficile quanto bello della vita e che, con un piccolo aiuto, riesce a farti avere l’autonomia e la libertà che spettano ad ogni essere umano in qualsiasi campo, come quello dell’istruzione o quello del lavoro. Inoltre, io penso che essa sia un dono, perché, nonostante le evoluzioni, tecnologiche e non, che diventano sempre più frequenti nel nostro mondo, non ci ha mai fatto sentire estranei o arretrati rispetto al resto della società. Ma non c’è solo questo. Essa, infatti, diventa la tua seconda casa, la famiglia che ti scegli e che porterai nel tuo cuore per sempre. Io la ritengo ormai parte di me e della mia vita, una delle cose più belle che mi potessero capitare. Molte cose verranno e andranno, ma non questa Associazione che ci sarà in ogni caso e ti accompagnerà in ogni momento di questo lungo viaggio, facendoti capire che avere una diversità rispetto a qualcun altro, non è un limite, anzi. È una ricchezza».

Sandra Minichini: «L’Unione meritava un anno migliore, un 2020 diverso. Ma non importa, perché il posto che occupa nei nostri sentimenti è così ben custodito che mai niente potrà distrarci nel rivolgerle un grazie per tutta la nostra vita».

Domenico Vitucci: «Quando sono all’Unione, pensando a tutti voi, dico sempre che se io sono lì, così autonomo, così attivo, lo devo alla mia famiglia, ma anche alla mia “famiglia Unione”, perché prima di me, sicuramente qualcuno ha fatto quello che io faccio oggi. Unione per me significa: abilità, autonomia e formazione per chi non vede come me».

Gilda Sportelli: «A volte mi chiedo come mai oggi ci sia ancora bisogno del sostegno di un’Associazione di categoria, dal momento che sono passati cento anni dal giorno della sua fondazione, cento anni che hanno visto la stesura della nostra Costituzione, della Legge sull’integrazione scolastica del 1977, della Legge Quadro 104/92 e di una miriade di provvedimenti legislativi che hanno definitivamente sancito princìpi basilari di uguaglianza, di diritto all’inserimento lavorativo… Invece, oggi più che mai bisogna stare attenti a non tornare indietro. Il rischio è quello di accontentarsi del supporto pensionistico, delle poche professioni che la società vede adatte ai non vedenti. Insomma il rischio è quello di non sognare più, di non osare più e di non credere nella possibilità di dare un proprio contributo alla società civile, nonostante la propria disabilità visiva. Io sono stata fortunata, forse più di tanti non vedenti, perché ho avuto l’esempio di mio padre, che da non vedente ha vissuto fino in fondo non solo la vita associativa, ma anche l’ambizione di essere trattato alla pari nella società».

Giuseppe Fornaro: «In questo difficile momento è doveroso ringraziare tutti coloro che anche a distanza continuano ad adoperarsi per consentire a non vedenti e ipovedenti di frequentare lezioni, di svolgere la propria attività lavorativa anche da remoto. A tutti coloro che con la propria attività nella ricerca tecnologica hanno consentito e consentono alle persone con disabilità visiva di utilizzare gli strumenti informatici e digitali».

Il Consiglio dell’UICI di Napoli, nell’esprimere la più profonda gratitudine a tutti coloro che hanno lavorato per l’Unione e al fianco di essa, continuerà ad operare nella consapevolezza che c’è ancora molto da fare: ci sono bambini, anziani, famiglie, ragazzi con gravi minorazioni aggiuntive che aspettano ancora delle risposte, per cui il cammino è ancora lungo! E l’UICI, insieme agli Enti ad essa collegati, mette a disposizione servizi per tutte le persone con disabilità visiva e le loro famiglie, per far sì che nessuno resti indietro!

Presidente dell’UICI Provinciale di Napoli (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).

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