Autori e non solo consumatori di tecnologie

Gli “ausili creativi” sono invenzioni quotidiane che nascono dall’improvvisazione, dal gioco, dal desiderio di cercare soluzioni personali per il superamento delle disabilità, realizzati sulla base delle proprie esigenze o passioni, da persone con disabilità, insegnanti, famiglie, educatori e artigiani. Ad essi è dedicato un interessante libro recentemente pubblicato

Copertina di "Ausili fai da te" di Nicola GencarelliNe aveva già accennato qualche giorno fa, sempre su queste pagine, Giorgio Genta, ma vale certamente la pena dedicare qualche parola in più a un interessante libro pubblicato recentemente per i tipi di Erickson da Nicola Gencarelli, laureato in Scienze della Comunicazione e della Formazione, che collabora con il Servizio per gli Studenti Disabili e Dislessici dell’Università di Bologna, e che si occupa di tecnologia informatica per l’inclusione e di documentazione video e multimediale in ambito educativo, oltre a condurre anche corsi di formazione rivolti a educatori e insegnanti di sostegno.
Si tratta di Ausili fai da te, volume che raccoglie la documentazione, le riflessioni e le proposte scaturite dal progetto Ausili creativi. L’arte del fare tra adattamento e invenzione, ricerca coordinata da Andrea Canevaro, docente di Pedagogia all’Università di Bologna (sede di Rimini), una delle principali figure impegnate da molti anni nel nostro Paese in ambito di inclusione scolastica.

«Gli ausili creativi – si legge nella presentazione del libro – sono invenzioni quotidiane che nascono dall’improvvisazione, dal gioco, dal desiderio di cercare soluzioni personali per il superamento delle disabilità. Spesso sono il frutto dell’adattamento ingegnoso di oggetti presenti sul mercato, oppure si sviluppano attraverso l’uso creativo degli stessi o, infine, sono progetti inediti frutto di pura ideatività artigianale. Ausili fai da te intende quindi contribuire alla diffusione della cosiddetta filosofia Slow Tech, termine da considerarsi in questo contesto in stretto collegamento con il modello Slow Food concepito da Carlo Petrini, di chi vuole essere autore e non solo consumatore di tecnologia».
«Contrapposto alla logica che identifica la disabilità con una “diagnosi-destino” – viene scritto ancora – e che vincola la scelta di ausili e mediatori alla prescrizione tecnica degli esperti, il modello Slow Tech si basa in sostanza sulla fabbricazione cooperativa, sulla contaminazione delle competenze, sul dialogo con le circostanze e sul “valore del non sapere” – al momento di cominciare un lavoro – che cosa ne verrà fuori. Attraverso infatti l’esempio e l’analisi di ausili inventati, personalizzati o adattati, sulla base delle proprie esigenze o passioni, da persone con disabilità, insegnanti, famiglie, educatori e artigiani, si vuole mostrare come tutti possano diventare bricoleurs che si ingegnano a fare con quel che c’è a disposizione, smontando, riparando e immaginando mille assemblaggi diversi, senza alcun timore reverenziale nemmeno per le tecnologie informatiche e digitali».

Un bel messaggio, dunque, e un’interessante conferma, per genitori come il citato Giorgio Genta, noto ai Lettori del nostro giornale anche per creazioni come il “M.O.S.T.R.O.”, acronimo che sta per “Modulo Omnicomprensivo Sinergico alle Tecniche Riabilitative Olistiche”, ovvero quell’ausilio-fai-da-te, nato dall’esigenza di riunire il lettino da fisioterapia e il piano di statica in un unico manufatto, per rendere la vita più facile alla figlia gravemente disabile e a tutta la sua famiglia. (S.B.)

Nicola Gencarelli, Ausili fai da te. Creare e adattare oggetti e strumenti tecnologici per la disabilità, Spini di Gardolo (Trento), Erickson, 2012, 144 pagine, 18,50 euro.

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